Il bosco 2
Il sole splende ancora caldissimo in alto ma i tuoi pensieri si sono ormai sciolti per effetto di una semplice carezza, ti riprendi dal torpore scoprendoti completamente bagnata di sudore e piacere, gli occhi fanno fatica ad abituarsi nuovamente alla luce del sole e tutto intorno a te sembra colorarsi di un leggero blu, nelle orecchie risuona ancora il canto delle cicale che nascoste tutt’intorno riescono a rendere ancora più calda l’aria. Recuperate le forze tenti a piu riprese di alzarti dalla sdraio su cui eri seduta, quando finalmente ci riesci barcollando un poco ti avvii in casa, pensi al caldo, al tocco di quelle mani, alle sensazioni contrastanti che quei pensieri ti hanno suscitato, non ti rendi ancora bene conto se è stata la prolungata permanenza sotto il sole o i sogni appena fatti a tenerti in quello stato di semi confusionale, fatto sta che ora sei arrivata in casa, qui veramente i tuoi occhi fanno fatica a scorgere oggetti e ostacoli, afferri una bottiglia d’acqua appoggiata sul tavolo e la bevi avidamente mentre qualche goccia ti cade sulla pelle ….. la sensazione è piacevole e qui ti viene l’idea che solo una bella doccia potrebbe scuoterti dal torpore che ti avvolge. Lasci l’asciugamano sul letto mentre ti avvii velocemente verso la doccia, pregustando la pioggia fresca che a breve ti darà sollievo, gli indumenti cadono uno la volta sul pavimento tracciano un percorso chiaro su quello che si celerà alla fine.Apri l’acqua e la lasci scorrere mentre apri la persiana della finestra che è parte integrante del box doccia, infatti la doccia è stata ricavata da un angolo del bagno in corrispondenza di una finestra i cui vetri sono stati opportunamente opacizzati.
La temperatura dell’acqua raggiunge velocemente la perfezione e ti lanci sotto quella tenda d’acqua, il brivido è intenso, dolcissimo, è leggermente più fredda di quello che pensavi ma poco importa, sembra quasi che la tua pelle frigga al contatto con l’acqua come se il tuo corpo tutto fosse una spada alla forgia. Sollevi il viso a che l’acqua ti arrivi dritta sul faccia, apri la bocca ne bevi un poco mentre le tue mani iniziano a scorre sulla pelle, ancora calda, ancora sensibile al tocco.Ti passi le dita tra i capelli per scostarli dalla faccia godendoti quei lunghi secondi di refrigerio, la piacevolissima sensazione che lentamente torna a farsi sentire, il pensiero di quelle mani, i corpi caldi contro il tuo che inizia a raffreddarsi la dolce carezza dell’acqua che scorrendoti addosso inizia a mescolarsi con il piacere liquido che torna a sgorgare dal tuo corpo, tra le tue gambe.
“Qui nessuno dovrebbe arrivare a disturbarmi”pensi in una frazione di secondo lo stesso lasso di tempo che separa la tua schiena bagnata dalla parete della doccia, ti ci appoggi contro facendo si che il getto d’acqua della doccia bagni il tuo ventre e le cosce. Provi a ricercare nella tua mente le immagini che fino a pochi minuti prima sconvolgevano i tuoi pensieri e i sensi tutti…. e le trovi… arrivano tutte insieme, con forza, come una valanga e con loro il fremito, il piacere, l’eccitazione che ti prende dentro… entrambe le mani appoggiate sulla pancia iniziano a muoversi lentamente, prima in maniera simmetrica poi ognuna per la sua strada, la destra ti scivola tra le gambe bagnate, ti carezzi le cosce e i fianchi , alternando il tocco dei polpastrelli allo sfiorare delle unghie… è bello sentire quelle carezze, è bello sentire il crescendo del piacere.. la mano si muove lentamente passando sul ventre per arrivare all’altra gamba percorrendo un immaginario confine che ti tiene lontana dal tuo sesso caldo e bagnato. L’altra mano sale, sale percorrendo il solco in mezzo ai tuoi seni, lentamente fino al collo e da li di scende verso il basso fino all’ombelico, per poi risalire di nuovo, lenta e leggera. Allarghi le dita prima di discendere nuovamente , il tocco si fa ancora più leggero e le dita aiutate dall’acqua che rende la pelle ancora più liscia iniziano a dar vita ad una carezza che tocca tutto il seno riempiendoti la mano, questa carezza ti d’ha l’esatta dimensione del tuo splendido seno; apri gli occhi per guardarti per guardare quella mano che quasi esita ad afferrare con forza tua la rotondità, dimentichi per un attimo che quella sia la tua mano e immagini sia di un uomo, la forte mano di un uomo che sta per afferrarti il seno con passione, carezzandolo, stringendolo, strazziandolo, cercando voracemente con le dita il tuo capezzolo teso.
Lo fai, afferri il tuo senso con forza, quasi con rabbia, la sensazione che ti arriva come una frustata nel cervello, violenta, profonda, ti pervade, la testa si inclina un poco appoggiandosi al muro e gli occhi tornano a chiudersi. Le immagini si susseguono, i muscoli, le fiamme, la pressione dei corpi contro il tuo, le tue cosce che si aprono da sole per invitarli a prenderti, a riempiti, le forti carezze, la pressione dei loro cazzi tesi contro le tua pelle, nelle tue mani, in mezzo ai tuoi seni, contro il tuo sedere, contro le cosce, sulle tue guance, bollenti e duri che scivolano sulle tue labbra, sulle guance, contro la faccia che risponde facendogli le fusa come un gatto.
L’altra tua mano esita ancora intorno al tuo pube gonfio, senti che l’eccitazione e il piacere potrebbero non aver mai fine e l’arrivare con le dita in mezzo al tuo sesso pulsante ti spingerebbe troppo velocemente verso l’oblio che si spande oltre l’apice del godimento, cosi tentenna,la circonda, la sfiora senza mai toccarla veramente. Il palmo dell’altra mano che si apre e si chiude ritmicamente per sentire ogni volta la sensazione di essere afferrata, di essere stretta. Sai di essere sola, che nessuno può disturbarti, sentirti, la mente si abbandona sempre più al piacere e la voce si fa calda e vibrante mentre inizi a gemere sommessamente.
Un grido ti esce quando le unghie incontrano sulla loro strada il capezzolo urtandolo, graffiandolo un poco.
Quale spettacolo grandioso si parerebbe di fronte a che aprisse ora la doccia, appoggiata alla parete, le gambe leggermente piegate a sorreggerti e le cosce aperte sotto il getto dell’acqua, una mano che strazia il capezzolo pizzicandolo e tirandolo e l’altra che scivola tra le cosce sfiorando impercettibilmente le labbra della tua figa ormai gonfia e pulsante.
Che spettacolo grandioso saresti da guardare in silenzio con la testa reclinata, gli occhi chiusi, il respiro affannato, un turbine di immagini che ti roteano nella mente , ascoltare i tuoi gemiti, il tuo piacere crescere violento e magari farsi pervadere dal piacere che questa visione genera, farsi travolgere guardandoti. E’ in questo momento che la tua attenzione viene per un milionesimo di secondo deviata, per un attimo il caldo flusso di piacere si interrompe, una variazione della luce, un movimento fuori dalla finestra…
Gli occhi si aprono e vedi qualcuno passare davanti alla finestra, riconosci la sagoma attraverso il vetro satinato, è il nostro vicino che armeggia sulla sua macchina che è parcheggiata li di fronte. Sai che non ti può vedere, sai che il vetro come quello impedisce a chiunque di guardare dentro, cosa accade oltre quella parete semi trasparente e la mente si rilassa, è durato solo una frazione di secondo, solo un attimo, sei ancora li, calda, affannata, eccitata… ma un nuovo pensiero inizia a farsi strada , quell’attimo ha spazzato via le mani, le fiamme i cazzi tesi che ti scivolano sulla pelle inesorabilmente, spingendo e premendoti contro.
La certezza che ci sia qualcuno a pochi centimetri da te ma che non possa comunque vederti a meno che non sia tu stessa a volerlo, ti rilassa e ti da sicurezza. Se tu a decidere, sei tu che puoi donare quello spettacolo a chi preferisci e questo sembra essere un caldo pensiero. Le mani che in questi attimi non hanno fermato la loro lenta e calda corsa continuano nel loro scivolare, strizzare, tirare, ormai le tue unghie stringono il capezzolo come un morso, come se fossero denti di un’ipotetica bocca che ti bacia, ti lecca… ti morde.
L’idea di uno sconosciuto fuori dalla finestra ti eccita, l’idea di toccarti, aprirti, straziarti i seni cosi vicino ad un uomo inconsapevole ora ti travolge. L’idea di dare spettacolo, di essere il centro di un torbido spettacolo, il sentire gli ipotetici sguardi agognanti sulla tua pelle, i cazzi crescere nei pantaloni duri e tesi per la sensualità che emani ti fa rabbrividire. Istintivamente la tua mano ora entra tra le pieghe del tuo sesso, senti il tuo dito scorrerci in mezzo, l’immenso piacere che attraversa il tuo corpo, la sensazione di sentirti finalmente toccata dove hai desiderato con forza.
Gli occhi sono aperti, stai guardandolo muoversi fuori dalla finestra e aggirarsi indaffarato e inconsapevole di ciò che si sta consumando li vicino, e tu ti dai… ti doni con forza, doni al tuo ipotetico spettatore lo spettacolo più bello che possa mai immaginare, con le gambe sempre più oscenamente aperte guardi fuori dalla finestra mentre la tua mano solca con forza la tua figa ormai fradicia. Il movimento è ritmico, quasi meccanico, un piacere perverso torna a farsi sentire, quello che avverti attraverso il tuo stesso tocco è ben poca cosa rispetto a quello che scaturisce dall’idea di farglielo vedere.
Ti accarezzi oscenamente e con lo sguardo fisso sulla finestra, gli stai mostrando la tua figa aperta, grondante, gli stai mostrando la tua mano che ci scorre in mezzo, lo stai invitando con la lingua, con lo sguardo da puttana quale sei, leccandoti e labbra muovendo la lingua fuori dalla bocca .
Punti la schiena contro la parete e spingi ancora più avanti il ventre, più verso la finestra, nell’atto di avvicinargliela, mostrargliela gonfia e bagnata, donargliela aperta e disponibile. Ti infili con forza prima uno e poi due dita dentro, riempiendoti con forza, ormai le unghie sui capezzoli non sembrano bastarti più, vorresti dei denti, una bocca da poter usare, chiedendole di stringere, di mordere, di tirare con forza o con delicatezza cosi da alternare le sensazioni.
Lo immagini prigioniero dietro quella parete di cristallo e tu di qua a mostrarti in tutta la tua calda femminilità, in tutto il tuo essere femmina, vogliosa e puttana. Vorresti infilarti tutte le dita dentro pur di sentirti presa e riempita, afferrata e penetrata, ormai i tuoi gemiti sono quasi ruggiti, le dita che ti sei infilata dentro iniziano a muoversi, aprendosi e chiudendosi per darti una maggiore sensazione di pienezza, senti distintamente la tua figa colare piacere lungo le cosce, sei infinitamente più calda dell’acqua che continua a scorrerti addosso.
Un capezzolo è ormai preda delle tue unghie che lo tengono e lo graffiano, dei tuoi polpastrelli che lo costringono a torsioni e pizzichi, passi velocemente da una capezzolo all’altro ma carezzarne uno significa anche non provare piacere per tutto quello che si potrebbe fare all’altro, quindi afferri la doccetta e facendo prima schizzare l’acqua sui seni, scendi lentamente fino a raggiungere la figa. Il getto d’acqua contro le labbra della tua figa gonfia ti fa sobbalzare, è dolce, è piacevole è imprevedibile.
Stringi le cosce intorno alla doccetta per sentirla meglio, ritmicamente, sentire qualcosa di duro tra le gambe ti inebria , strigi sempre di più mantenendo il getto dal basso verso l’alto che punti diretto sulle labbra del tuo sesso. I getti d’acqua riescono ad aprirti e far arrivare le carezze dell’acqua in fondo….in fondo. Con le cosce chiuse riesci a tenere il getto d’acqua fisso nella tua figa e la mano che teneva la doccetto ora può salire velocemente andando a pizzicare con forza l’altro tuo capezzolo rimasto orfano delle unghie e delle dita che tanto lo hanno straziato.
Ti inarchi, ti tendi, senti il tocco delle piastrelle contro le tue natiche, il getto d’acqua riempirti la figa,entrambe le mani stringere e palpare i seni gonfi, tondi sormontati dai capezzoli che sembrano volersi staccare dalla carne stessa.
Torni a guardare il tuo ignaro spettatore, senti lo spettacolo che gli stai mostrando, il tuo corpo fremente, vorresti urlargli “scopami… scopami ora…” ma resci solo ad aprire un po di più la bocca, ad aprire le labbra come se dovessi ricevere in bocca il più teso e duro dei cazzi, sognando di succhiarlo avidamente.
Eccolo, orami sta arrivando, violento vibrante , lo senti che dal profondo del tuo ventre e dall’angolo più remoto della tua mente sta per esplodere il tuo piacere, perdi completamente la cognizione dello spazio e l’equilibrio dovendo tenere strette le cosce attorno al getto d’acqua, ti sbilanci in avanti e vai a finire con la faccia e i seni contro il vetro della finestra mentre il piacere esplode violento, le mani premute tra il tuo seno e i vetri continuano a stringere i capezzoli fino quasi a farli sanguinare, la tua lingua nell’estasi lecca il vetro come se fosse il ventre muscoloso e caldo dell’amante che ti sta riempiendo. Tremi, ti contorci, ma continui a toccarti per prolungare il più possibile questo inafferrabile attimo.
Il tuo urlo è liberatorio, inarrestabile, prolungato…
Nello spasmo le tue cosce si aprono lasciando cadere a terra la doccetta, ma le tue mani continuano a rimanere salde sui tuoi seni a trattenere il piacere, la tua schiena inarcata viene mette in mostra il tuo splendido culo, i capelli fradici e disordinati ti coprono parzialmente la faccia che resta premuta contro il vetro.
Ti riprendi lentamente, molto lentamente, forse troppo.. la doccetta caduta ha praticamente allagato il bagno, ti affretti a recuperarla rendendoti conto che ormai non puoi fare nulla, tutto il bagno e parte della camera da letto è stata raggiunta da un consistente strato d’acqua e….
Realizzi cos’hai fatto, ricordi quali sono stati gli ultimi gesti del tuo piacere…il tuo viso e i seni premuti contro il vetro.. il tuo urlo.. Un’attimo di imbarazzo ti coglie mescolato al ricordo dell’ultima fantasia, del pensiero di essere guardata, desiderata… un’impercettibile sorriso si disegna sulla tua bocca…
“speriamo sia andato al lavoro… se no.. …..
buon per lui…”
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