martedì 16 agosto 2011

al capolinea

Una calca assurda, l’aria che tende velocemente a farsi rarefatta, gente di tutte le etnie che spinge e tira e spinge ancora alla continua ricerca di uno spazio, del loro spazio, io che mi muovo a fatica cercando intorno, sollevandomi sulla punta dei piedi per allargare lo spazio visivo ma è inutile…poi si alza il vento ma è caldo, umido, forzato… tutti che fremono che iniziano ad agitarsi e ricominciano le spinte, le sgomitate un sibilo.. e le luci del metrò che finalmente arriva salvarci tutti da questo girone infernale….


Riesco a guadagnare a fatica l’ingresso, un posto vicino alla porta e quando questa si apre vengo letteralmente scaraventato dentro mentre la grossa busta nera che reggo in mano rimane agganciata alla parete esterna del convoglio;
 per paura che i manici si strappino lancio un’occhiataccia al ragazzino che è dietro di me e che la tiene premuta contro la parete… lui se ne rende conto, la libera e finalmente sono dentro con il mio prezioso “bagaglio”.
Entrano tutti, la calca che si era creata sulla banchina ora è decuplicata, sono circondato da ogni parte, finalmente le porte si chiudono e il treno inizia a muoversi… aria…
Il vento che prima mi era sembrato caldo, ora che entra dai finestrini aperti  porta con sè un sollievo insperato ma il viaggio è lungo e io ho perso qualcosa su quella banchina affollata.
Mentre mi guardo intorno la mia attenzione viene rapita da un’immagine in mezzo a tutte le altre, una figura tra decine mi rapisce
la perdo coperta da una miriade di teste e di braccia che ondeggiano, si muovono,torno a vederla di nuovo …
lunghi capelli neri scendono morbidi sulle spalle, e giù lunghi a perdersi in mezzo a quella miriade di corpi ondeggianti
mi scosto un po’dai miei compagni di viaggio,
cerco di seguire i movimenti imposti dal treno in corsa,
 le accelerazioni e le frenate che prima mi sbilanciavano ora sono diventate la perfetta scusa per spostamenti rapidi e determinati,tento di avvicinarmi  a quella che sembra essere l’unica cosa degna di nota in un marasma di corpi maleodoranti e invasivi.

Il bagaglio c’è, me lo porto dietro, mi intralcia e mi rallenta, ma non posso mollarlo, fatico non poco a farlo passare tra la gente, ma con qualche sorriso, un po’ di determinazione e una dozzina di scuse vado avanti…
Sollevo lo sguardo per ritrovare il mio obiettivo e non c’è più… preso da un attimo di sconforto, mi guardo intorno, lo cerco, inizio quasi a sgomitare accelerando il mio difficoltoso incedere tra la calca. Riappare, per fortuna non è scesa.  

Ormai mi manca poco… sono quasi arrivato..  inizia a delinearsi una figura flessuosa, la pelle olivastra, le morbide curve che si delineano sotto la giacca del tailleur grigio antracite ricalcano perfettamente ciò che avevo immaginato esser celato al mio sguardo, le dita che delicatamente afferrano il sostegno cilindrico spalancando un mondo di oscene fantasie…

La sorte mi è favorevole, una fermata di scambio importante fa quasi svuotare il vagone ma subito dopo una nuova ondata di persone si riversa dentro, riportando la pressione ai livelli iniziali..ma le sono vicino ormai…
Le scivolo impercettibilmente dietro lasciandomi  sospingere dalla gente che si accalca alle mie spalle, la giacca che avevo intravisto da lontano è accompagnata dalla più femminile delle gonne sopra il ginocchio, un deciso spacco mi ha lasciato intravedere per un attimo delle cosce tornite e affusolate,



Mi arriva il suo profumo come un ago direttamente al cervello, respiro avidamente quell’aria carica di aromi che sembrano avere un effetto stordente.
Ho un attimo di esitazione, l’anziana  signora che è dietro di me si agita cercando non so cosa nella sua borsa, si muove, mi pianta un gomito nella schiena spingendomi contro la schiena della mia bella misteriosa  e io ho quasi il timore di toccarla visto l’effetto che il solo suo profumo sembra avere sul mio corpo e la mia anima tutta,
cerco di mantenere la distanza con tutte le forze contrastando la pinta della signora affaccendata
ma è inutile, lotto una guerra impari tra un timore razionale e tutti i miei sensi che in accordo con la vecchia signora mi portano delicatamente verso il suo corpo,

mi sto perdendo…

mi sto perdendo con il viso a pochi centimetri dai i suoi capelli, il suo profumo ormai mi pervade, mi invade, mi scioglie e  infiamma e io mi abbandono vinto a quelle sensazioni.
Il mio petto aderisce alla sua schiena, i muscoli si tendono istintivamente quasi ad accogliere quel corpo,
ho la pelle d’oca quando mi accorgo che il mio basso ventre sfiora le sue natiche, riesco quasi a sentirne consistenza, la forma le rotondità. E continuo a respirarla, ad ubriacarmi  della sua essenza, ad inebriarmi del suo esistere.
Il movimento del convoglio lanciato in quelle infinite e oscure grotte mi allontana e riavvicina  ritmicamente da lei e ogni volta lo sfiorarla è una scossa viscerale,
assecondo l’ondeggiare del treno, rendendo il contatto come fosse un’infinita e calda carezza fatta con tutto il corpo,
ondeggiamo carezzandoci ma rimanendo ben saldi ai nostri posti, ogni altro movimento sarebbe impossibile quasi prigionieri tra centinaia di altri corpi, ignari testimoni dell’incendio che sta divampando nel mio corpo.
 E divampa, impossibile trattenerlo, impensabile domarlo, la mente ormai ottenebrata dall’aroma che attraverso l’olfatto la rapisce, cede anche l’ultima resistenza  e il respiro  inizia lentamente  a farsi più caldo e affannoso.
Non posso trattenere il mio sesso che istintivamente si tende e inizia a premere contro i pantaloni, violento e incurante dello spazio e del tempo,della gente che mi circonda, che parla, che legge che ride che ascolta la musica, incurante di quella parte del mio essere che imbarazzata ancora tenta di reprimere i sensi…
Ti sento ancora di più ora, la mia sensibilità è oltre l’immaginabile, riesco a sentire la leggera ruvidità del tessuto della tua gonna, le cuciture , il solco dolcissimo delle tue natiche, sono perso…
 Il mio caldo respiro ti arriva sul collo facendo ondeggiare  leggermente i capelli, creando una lunga e bollente carezza fin dietro le orecchie, sto respirandoti, sto respirando solo te.

Non esiste più il metrò, non esiste più la gente che ci circonda, non esistono più  fermate che passano, luoghi di partenza, destinazioni da raggiungere solo il mio corpo che ti accarezza con tutto se stesso,esiste invece  l’incoscienza  e il desiderio.
Non mi domando se tu ti sia accorta di nulla perché ormai nulla ha più importanza e finalmente ti sento…
Sento il tuo respiro farsi profondo, il tuo corpo caricarsi di quell’aria rarefatta, la tua testa reclinarsi impercettibilmente, la tua schiena accennare una leggera curvatura per avvicinarsi, per sentire il mio desiderio accarezzare e scorrere tra le tue natiche… è un accordo silenzioso, un accettarsi istintivo, un desiderio che permea io tessuti pungendo la pelle.



Tenendoci stretti al sostegno, ora che siamo coscienti l’uno dell’altra e di ciò vogliamo, iniziamo a cercarci con maggior decisione,
il mio sesso ormai duro e teso allo spasimo affonda in mezzo al tuo sedere scivolando sempre con maggior forza cercato dal tuo corpo che sembra accoglierlo con lo stesso desiderio,
 voglia di sentirlo, di toccarlo, di possederlo in tutta la sua forza.
Ormai siamo uniti, solo i leggeri strati di tessuto ci separano, premiamo uno contro l’altra per godere ogni attimo di piacere che questo galeotto incontro potrà regalarci.
 Ritmicamente mi piego leggermente  sulle ginocchia a che la pressione della carezza parta dall’unione delle tue cosce aprendo con decisione le tue natiche fino all’inizio della tua schiena  e tu che inarchi il più possibile  la schiena perche questa carezza possa raggiungere gli strati di pelle più prossimi al tuo sesso che immagino ormai essere caldo  e accogliente, ogni volta che mi allontano per scendere e risalire ondeggi un poco a che la pressione del mio sesso apra di più le tue natiche, a che la carezza sia più profonda,  i movimenti si ripetono lenti , gli occhi sono ormai chiusi da tempo le menti  perse in quell’estasi di contrabbando, il mio viso affondato nei tuoi capelli, il tuo capo reclinato quasi a toccare le mie spalle …
 I respiri sono ormai quasi sincronizzati, i muscoli tesi a spingere i nostri ventri l’uno contro l’altro alla ricerca di un contatto che vada oltre l’epidermide stessa,
completamente assorti l’uno nel respiro dell’altra.

Il mio cazzo è teso allo spasimo, la mia erezione è violenta, tesa, pulsante e ho la sensazione che per te sia lo stesso, ci stiamo strofinando uno contro l’altra in modo cosi forte e passionale che sento nell’aria il profumo misto ora all’odore dolce dei tuoi umori…li sento attraverso la tua pelle, misti al tuo sudore, salire dal tuo basso ventre…
Il tuo odore mi inebria, mi stordisce, mi eccita se fosse possibile ancora di più, te ne accorgi

Inarchi ancora la schiena a sentirmi di più, lo sento , ti sento perdo completamente il controllo, non resisto più a non sentirti mia, a non sentirti tutto intorno al mio sesso, a sentirmi dentro di te… stacco la mano destra dal sostegno e in un gesto fulmineo afferro il tuo fianco per tirarti con forza a me, a riempirti, a prenderti a sentirti oltre ogni limite.. reclino la testa mentre ti stringo forte..
È in questo momento che sento per la prima volta da quando è iniziata questa follia la tua voce…  un gemito di piacere, profondo, caldo, vibrante…


Strozzi in gola quella vibrazione, realizzi solo ora dove siamo, chi abbiamo intorno, a fatica apri gli occhi per guardarti intorno,

quel gemito è stata una scossa di realtà,
 anch’io mi risveglio dal torpore e come te cerco di aprire gli occhi e capire chi dei nostri compagni di viaggio ti abbia sentito gemere…

Con gli occhi spalancati di due bambini scoperti con le mani nel barattolo dei biscotti  ci guardiamo intorno in un vagone… vuoto.

Scoppiamo a ridere insieme, ti giri verso di me e mi abbracci forte, continuiamo a ridere l’uno nelle braccia dell’altra… sereni, complici, innamorati.

Quando ci stacchiamo occhi negli occhi lascio scivolare la tua mano sulla mia spalla, giu lungo il braccio alla ricerca della mia mano, quando la trovi senti che stringe qualcosa.. ti stacchi un poco per vedere di cosa si tratta,

sono i manici della busta di una famosa casa di moda… mi sorridi riconoscendola e mi baci dolcemente sulle labbra,
ti sorrido a mia volta e guardandoti negli occhi con uno sguardo sornione ti sussurro:

” tesoro, la prossima volta i tuoi acquisti li porti tu…”

Calorie....

Fa un freddo boia questa sera, sono riuscito ad uscire indenne da quello che i più chiamano centro commerciale ma per me è l’ultima frontiera della dannazione terrena, rielaborazione  per nulla fantasiosa di un girone dantesco, non vedo l’ora di essere a casa al calduccio, tranquillo, sereno con te al mio fianco a chiacchierare della nostre rispettive giornate a scambiarci le impressioni, i consigli su come affrontare quello che quotidianamente ci capita, a congratularci per le vittorie e perche no, a consolarci per le eventuali sconfitte …
sono davanti alla porta di casa quando un’idea si insinua nella mia mente come un ago…
mi fermo a pensarci su, immagino la realizzazione lo svolgimento il piacere che ne scaturirebbe …sorrido.
Dopo essermi soffermato un poco a godermi il dolcissimo pensiero mi costringi a tornare alla realtà,  mi aspettavi sulla porta e vedendomi restare in auto mi raggiungi e bussi al vetro con aria interrogativa e leggermente preoccupata…
ti sorrido ed esco per salutarti e abbracciarti, “tutto bene tesoro, non preoccuparti, solo un ragionamento in corso che doveva essere finito…”sollevi al testa al cielo ironica come in attesa di un segno divino.
Rientriamo in casa stringendoci uno all’altra per sentire meno freddo e anche perche in fin dei conti è tutto il giorno che non ci si vede,.
Casa è come la immaginavo, una luce soffusa, la temperatura quasi tropicale, la tv accesa e la tavola pronta…
un sogno..
sogno che si incrina leggermente quando ti sento dire: “cosa  mi prepari di buono stasera?”…

dovevo immaginarlo … era tutto troppo bello… borbotto un po mentre mi dirigo verso la camera a letto per togliermi giacca e cravatta,  mentre ritorno in cucina siedi mollemente sul piano i lavoro sorreggendo due calici di vino bianco, mi sorridi beffarda;
“in fin dei conti quello che si vanta sempre di essere un cuoco provetto  sei tu…  io devo imparare…” finisco di rigirare le maniche della camicia, il collo è gia  abbondantemente sbottonato, se non sapessi che cosi vestito ti faccio impazzire dovrei inventare qualcos’altro per stuzzicarti e vendicarmi del brutto scherzo che m’hai appena tirato, prendo il calice sfiorando il dorso della tua mano con la punta dei polpastrelli, accenni un sorriso ammiccante.
Nell’aria il suono della tv bassa riecheggia inascoltata ma ci piace fingere i dargli retta mentre chiacchieriamo dei nostri affari, la stanza è illuminata da due piccole lampade distanti tra loro, il piano di lavoro della cucina ha una luce tutta sua,
mi piace che la stanza non sia inondata da un’unica e fredda luce, illuminare solo dove ce n’è bisogno è particolarmente rilassante.
Inizio ad armeggiare con le varie pentole e padelle, non ho ancora la benche minima idea di cosa cucinarti,
guai a lasciartelo intuire,
poggio una grossa paella sul fuoco versandoci dentro un buon quantitativo d’olio, sicuro, diretto, lo sguardo concentrato di chi sa perfettamente cosa sta facendo…  se sapessi che non so ancora se sarà aglio,olio e peperoncino o tonnarelli al mirtillo e formaggio fuso scoppieresti a ridere vedendomi cosi concentrato.






Inizio a raccontarti della mia giornata, dei guai in ufficio delle discussioni con i capi e delle soddisfazioni che iniziano ad arrivare e intanto apro il frigo cercano i funghi secchi, continuo a parlare mentre li metto in ammollo,
tu, sempre seduta sul piano i lavoro mi obblighi movimenti circensi per riuscire a portare avanti la preparazione della cena, ma è troppo bello averti li, con il tuo bicchiere in mano, le gambe accavallate, le caviglie scoperte dalla gonna e il viso attento a tutti i miei movimenti e al racconto della mia giornata.
Hai una gonna scusa, un po pesante, le scarpe le hai tolte da un pezzo infatti ce le ho tra i piedi mentre cucino, ma anche questo fa parte della serata, una camicia leggera chiara, i capelli legati in uno chignon, la camicia è pericolosamente aperta  lascia intravedere l’unica cosa al mondo che riesce a catturare la mia attenzione in qualsiasi momento e qualsiasi cosa io stia facendo.
Difficile concentrarsi sulla cena in queste condizioni, di tanto in tanto devo fermarmi, bere un sorso di vino e recuperare lucidità, non senza essermi perso per una frazione i secondo in quel decoltee…

E diamine non ti sfugge mai …

Mi sono trovato spesso a domandarmi se tutte le donne hanno questa tua capacità, riuscire ad accorgersi quando un uomo, anche per un decimo di secondo, perde il lume della ragione guardano nella loro scollatura,
ormai è un  classico, io che involontariamente mi ci perdo e subito dopo sollevo lo sguardo per capire se te ne sei accorta.. e immancabilmente i tuoi occhi accompagnano i miei sorridendo …
ma cosa avete? Un sensore che si illumina quando qualcuno vi guarda nella scollatura? Sta di fatto che come un bimbo preso in piedi sulla sedia con le mani nel barattolo dei biscotti; tento, balbettando, di argomentare qualche scusa pietosa e prima di rituffarmi nel mio soffritto.
I funghi iniziano a cuocersi crepitando nell’olio bollente mentre tu mi racconti del traffico per andare e tornare dal lavoro, del fatto che le donne al volante sono una maledizione divina, delle tue colleghe più o meno incasinate nelle loro storie sentimentali, del fatto che il tuo supervisore è un nullafacente e che devi sbrogliarti tutti i casini da sola senza poter contare minimamente in colui che dovrebbe supportare te e i tuoi colleghi …. Tutta una serie di cose che già so ma che devo risentire ogni volta con rinnovata attenzione ….
Mentre ti passo accanto con la pentola della pasta ti do un bacio per interrompere il tuo racconto, “dai che è pronto, narratrice folle!”
Rimani  un attimo interdetta, ti ho interrotta si.. ma in che modo …
Resti un secondo seduta col bicchiere in mano non sapendo bene se arrabbiarti perche interrotta o essere contenta del fatto che l’ho fatto con un bacio …  decidi di darmela vinta anche perche la fame comincia a farsi sentire.. ci sediamo e iniziamo a gustare questo esperimento con i funghi porcini praticamente croccanti e un velo di prezzemolo finemente tagliato.
 
 Incredibile …   ti piace…
“vedi che sei bravo quando ti applichi?”.. adesso sono io che rivolgo lo sguardo al cielo in attesa di un qualsiasi segno divino…
La cena prosegue tra bicchieri di vino e chiacchiere allegre, di tanto in tanto ti ritrovo che inveisci fulminea e inarrestabile perche alla televisione è passato questo o quel politico, mi stupisce sempre la passione che ci metti quando auguri atroci sofferenze ai politici che disprezzi non dimenticando le loro discendenze.






Finito di mangiare ti alzi da tavola accennando una tentativo di rassettare la tavola, ti  fermo afferrandoti per una mano, “lascia amore , non è il caso, faccio io tu vai a fare una doccia che sei piuttosto tesa … qui finisco io..”

Mi baci appassionatamente sedendoti sulle mia gambe , ma quasi istantaneamente tento di alzarmi dalla sedia facendoti capire la mia indisponibilità…  resti interdetta…   “ho fatto qualcosa che non va?”…  cerco di  tranquillizzarti bacandoti sulle labbra…”se c’è qualcosa che non va basta dirlo, non tenermi nascoste le cose, te lo leggo in faccia che hai qualcosa nella testa”, “nulla tesoro,solo voglio riassettare qui prima di andare a dormire…”

Una coltellata …. 

È quella che mi daresti ora per aver messo i piatti prima di te…  con la testa talmente piena di domande da far rumore ti avvii verso la doccia…

Esci dalla doccia dello stesso umore con cui ci sei entrata,esci dal bagno ma è tutto buoi, mi chiamo una volta  ma non ricevi risposta,
continui ad asciugarti i capelli mentre accenni qualche passo nel buio della camera e intanto continui a chiamarmi, ogni volta con un tono sempre più alto e infastidito…
non sei ancora arrivata alla porta della camera che qualcosa ti trattiene l’accappatoio, tiri un poco ma non viene via,tiri ancora ma nulla, torni un passo indietro pensandoti agganciata a qualcosa ma non è cosi..
uno strattone e hai le spalle scoperte, nel buio più impenetrabile, ancora uno e l’accappatoio vola via, urli il mio nome nel buio ma non ricevi risposta “ pezzo di deficiente, la smetti di fare il matto?”
il tono della voce è teso, una vibrazione lascia intuire una venatura i paura.
Sei nuda con solo un asciugamano a raccoglierti i capelli bagnati, tivolti e ti rivolti nel buio tentando i afferrarmi con le mani ma non trovi nulla, di nuovo una spinta, forte inaspettata di fa cadere sul letto, urli…
I tuoi occhi non si sono ancora abituati al buio, riesci vagamente a scorgere una figura che si muove silenziosamente  nell’oscurità, raccogli le gambe al petto ora realmente impaurita ma non te lo lascio fare,
afferro una caviglia e la tiro verso il fondo del letto, poi lo scorrere di nastro di raso e la gamba è bloccata…  continui ad urlare il mio nome seguito da appellativi di volta in volta più coloriti…
non vieni ascoltata, l’altra gamba viene afferrata e trascinata vrìerso il fondo del letto…  bloccata anche questa… ti tiri su e allunghi le braccia per liberarti le gambe  ma anche queste vengono bloccate e tirate stavolta verso l’alto, una serie di movimenti veloci e decisi, non riesci più a muoverti, ti ritrovi distesa sul letto al buio, completamente nuda.
La tua mente inizia ora a volare in fantasie tremende, sei li  in balia di chissà quale folle che è entrato in casa, ha sgozzato il tuo uomo che era intento a lavare i piatti e ora …
Oppure ha prima abusato di lui in silenzio e ora non contento si appresta a fare a pezzi te…
Sei paralizzata dal terrore quando senti qualcuno avvicinarsi strisciano sul letto, le voce ti si strozza in gola, vorresti urlare, saltargli al collo e sbranarlo ma i tuoi muscoli non rispondono, sono  lì gelati, non ci sarebbe bisogno nemmeno dei legacci per tenerti immobile sul letto..
La figura strisciante si piazza accanto a te, tenti di scansarla come puoi agitandoti e scalciano ma è tutto inutile, i legacci alle braccia a e alle gambe ti immobilizzano,
a quel punto la figura si allunga su di te compre noti gli occhi con un lembo di stoffa , scrolli la testa per impedirglielo ma è praticamente impossibile …


rimani li immobile,cieca a tutto quello che ti accade intorno, i secondi si dilatano all’infinito, tremendi e inenarrabili i pensieri che ti attraversano la mente, mentre ti contorci nel vano tentativo di liberarti … 

poi una voce nell’oscurità, la mia “fermati… 
un  odore pungente, leggermente acre ti arriva al naso non riesci a definirlo e mentre ti domandi cosa sia,
un’ondata di calore sembra piombarti direttamente sul seno,
una carezza calda, avvolgente, ti ritrai per una frazione di secondo non riuscendo a capire di cosa si tratti ma la sensazione che ti trasmette è dolce, troppo dolce per essere ignorata.
La carezza scende dal capezzolo verso l’incavo tra i  seni e da li giu, giu verso il ventre ma si ferma..
La carezza si sposta leggermente andando a colpire lievemente l’altro capezzolo, inondandolo e spostandosi lentamente intorno disegnando dei cerchi concentrici sopra tutto il seno,ora senti le lingue calde scendere non solo verso il centro del tuo petto ma anche ai lati, la sensazione è piacevolissima, la pelle tesa per la paura inizia a rilassarsi ad ascoltare queste strane dolci sensazioni,
inarchi un poco il busto quasi a cercare un’altra onda di calore quando questa si interrompe, le carezze che colano dall’alto sul tuo corpo rallentano e si fermano troppo velocemente, lambendo solamente il tuo ventre impedendoti di soddisfare la curiosità di scoprire quale sensazione potrebbe scaturire da una carezza cosi calda se questa arrivasse più in basso, molto più in basso.


Il tuo carnefice non si lascia sfuggire questa tua richiesta e come si confà ad un vero carnefice evita accuratamente di soddisfare  questa tua sommessa richiesta, le carezze sono sospese per qualche attimo per poi tornare più calde e delicate sulle tue cosce,
riesci a seguire i movimenti, il tragitto che fanno, un lento zigzagare da destra a sinistra, dentro e fuori lambendo sempre piu da vicino l’interno delle cose, dove la sensibilità al calore è più intensa, ma dalla carezza che cade dall’alto hai ormai imparato nascono altre mille carezze che seguono le onde del tuo corpo e qui la tua voglia viene in parte soddisfatta, alcune di queste ti scivolano in mezzo alle cosce, per quanto le corde siano strette e lontane l’una dall’altra riesci a far scivolare una coscia contro l’altra e a dare una dimensione a cio che ti arriva adosso..  è liquido.
Strofini l’interno coscia una contro l’altra per capire meglio ma il getto torna a salire passando a pochi centimetri dal tuo sesso e il respiro ti si strozza in gola… riesci solo a mugolare qualcosa che assomiglia ad un “no..” 
Ormai la carezza è continua prolungata, semovente, ti sale lungo la pancia, copie lenti e inesorabili cerchi intorno al tuo seno risalendo e riscendendo, le lingue calde colano un po ovunque moltiplicando mille volte le sensazioni che ogni singola carezza riuscirebbe a darti, poi quasi fosse un errore del carnefice una di queste lambisce le tue labbra…
La tua lingua rapida percorre le labbra gonfie  fino a appropriarsene e rapire quella strana materia la cui conoscenza ti era stata preclusa fino a quel momento…





Cioccolata.

Cioccolata fusa… sorridi..


Mentre stai ancora sorridendo un filo di caldo liquido arriva diretto sulle tue labbra, immediatamente apri la bocca per raccoglierne il piu possibile e la tua lingua inizia a giocare voluttuosamente con quella calda cascata di dolcezza, non vieni esaudita del tutto visto che chi manovra non ha la benche minima intenzione di lasciare che tu la beva tutta,
ecco quindi che il getto inizia a muoversi lentamente intorno alla tua bocca,
lo segui finche puoi ma nulla puoi se chi dirige ha il preciso intento di vedere la tua bocca colorarsi di cioccolata.
Ti lasci sporcare, lasci che chi ti guarda veda quel nettare colarti lungo le guance , sul collo, fino al seno.. 
Ora che hai la consapevolezza diventa tutto ancora più interessante, eccitante.
Ti lasci percorrere in lungo e largo da quella cascata di dolcezza, non opponi piu alcuna resistenza, lentamente le tue gambe si aprono quasi invitandomi a sperimentare quale potrà essere la sensazione nel sentire quella carezza calda tra le gambe..
Ti accontento e ne faccio colare prima un leggerissimo filo proprio sul tuo clitoride per poi aumentare il getto sollevano il più possibile il punto di partenza a che arrivi più pesante e penetrante, lentamente mi sposto di qualche centimetro più in basso andando ad insinuarmi tra le tue labbra e queste si aprono soto il getto caldo, si gonfiano lasciandosi lambire e attraversare …  finalmente ti sento urlare … finalmente.

Tutta la sera che aspetto questo momento, verso lentamente tutto il contenuto tra le tue gambe aperte mentre con l’atra mano ti sciolgo dai legacci.
Immediatamente mi afferri per la camicia tirandomi a te , le nostre lingue si avviluppano impastando le nostre salive con la cioccolata che ancora ti copre le labbra, riesco a fatica a liberare anche l’atra mano  mentre il mio petto si appoggia sul tuo sento lo strato di cioccolata che ti ricopre spezzarsi  sotto il mio peso, schegge di cioccolata prima fusa e ora solida iniziano a staccarsi dalla tua pelle.
Il sapore della cioccolata ci inebria esaltando i nostri sensi, sei ormai praticamente libera quando i miei pantaloni e la camicia volano via, i nostri corpi aderiscono perfettamente resi viscidi dalle schegge di cioccolata che ora tornano a fondere compressi tra i nostri corpi accaldati, è bellissimo sentirti scivolare su i me, leccarti e sentire il tuo sapore nuovo in questa nuova mescolanza.
Mentre ti accarezzo scopro che non tutta la cioccolata versata è riuscita a solidificare, quella versata tra le tue cosce, sul tuo sesso non ha mai lasciato lo stato liquido mescolatosi sapientemente con il tuo piacere crea una mistura dolcissima, inebriante, di cui non mi sazierei mai…  non mi permetti di saziarmi i questo calo nettare, afferri il mio viso con entrambe le mani e prima che io possa leccare via tutta la cioccolata  accompagni la mia verso la tua bocca e il mio sesso teso e calo dentro di te.
La sensazione è setosa, calda avvolgente come non mai,mi sembra di sprofondarti dentro, mai i nostri corpi sono stati più uniti di cosi, questo nuovo “sudore” ci unisce, riempiendo ogni singolo millimetro di spazio libero, permettendoci di scivolare l’uno contro l’altro, l’uno dentro l’altro.
La mia lingua torna a avvilupparsi alla tua, i nostri ventri si uniscono come i palmi delle nostre mani, le dita intrecciate a imprigionarci l’uno all’altra,



Un brivido corre lungo tutta la mia schiena quano sento il tuo sesso comprimersi e abbracciare con spasmi ritmici il mio, un unico prolungato e inarrestabile urlo squarcia l’aria della stanza, le pareti stesse sembrano tremare mentre il mio e il tuo corpo si sciolgono mescolandosi e trasformandosi in cioccolata…

Restiamo abbracciati per  cogliere e godere i ogni singolo tremore del corpo dell’altro, ogni singolo fremito.
Mi risveglio cosi al mattino abbracciato a te, con un profumo di cioccolato persistente e inusuale, mi alzo lentamente per non svegliarti, quando torno non sei ancora sveglia, nel sedermi sul letto mi cade l’occhio sulle lenzuola…

Scosto la coperta scoprendoti un poco….
Quello che mi si para davanti è uno spettacolo dolcissimo, tutta una notte  passione imprigionata in un dipinto indescrivibile,
sulle lenzuola e sul tuo corpo la mappa di tutti i baci, le carezze, i morsi e il desiderio.
Ti svegli mentre sono ancora attonito nell’osservare quell’opera unica e irripetibile, ci metti un po a capire cosa io stia guardando, poi mollemente ti sollevi sui gomiti cercando i tenere aperti gli occhi ancora un po appiccicati dalla cioccolata e ti guardi intorno cercando il caffè di cui inizi a sentire l’odore;
resti anche tu sbalordita dall’immagine che ti si para davanti, mentre ti porgo il caffe mi sorridi sorniona e dopo avermi ringraziato ancora un po  confusa ..

“e pensare che da ieri mattina sono ufficialmente a dieta …”