venerdì 7 ottobre 2011

Il ritiro...2a parte


Mi sono addormentata , finalmente, spossata e soddisfatta, dopo che Francesca e’ uscita furtivamente dalla mia camera ed ha esplorato il corridoio , prima di avventurarsi nel buio … per tornare al suo letto. La mattina successiva e’ una giornata splendida, soleggiata e fresca. Dopo la colazione mi sono dedicata ad una salutare passeggiata nei sentieri circostanti il monastero. Dopo pranzo ho trascorso alcune ore leggendo in giardino e dopo cena il mio corpo non sta piu’ nella pelle. So che certamente Francesca tornera’ a bussare alla mia porta. La desidero e la aspetto.
 Mi sono imposta di non pensare a lei per tutto il giorno, non l’ho neppure mai incontrata nei corridoi dell’antico edificio. Ma ora che la cena e’ stata servita, ora che presto ci ritireremo tutti nelle nostre camere, sento la fica pulsare di desiderio, immagino Francesca nuda , immagino di possederla , e penso a come le insegnero’ a farmi godere. Mi rallegro poiche’ lei ha promesso di venire presto da me …ed avremo la possibilita’ di stare insieme per diverse ore , prima dell’alba e del vespro mattutino. Ci hanno fatti accomodare in giardino, come sempre, per servirci il caffe’ e Francesca , come la sera precedente, e’ spuntata dalla cucina con in vassoio carico di tazze, cucchiaini e zucchero. Si e’ avvicinata al mio tavolo ed ha posato la tazza sul ripiano. Mi ha lanciato uno sguardo carico di sottintesi e di voglia, quasi a farmi capire che lei si sarebbe denudata anche subito, davanti a tutti , se solo ne avesse avuto l’opportunita’. Io sono letteralmente in calore. Ho pensato a cosa avrei avuto a disposizione in camera per farla godere come si meritava , ma …ad esclusione di una boccetta di profumo, non sono riuscita a ricordare nulla che potesse adattarsi ai nostri giochi notturni. La superiora ci ha dato la buonanotte, finalmente, ed io , finalmente , ho potuto dirottare i miei pensieri su cio’ che sarebbe successo tra breve , ora non sono piu’ tenuta a sostenere una conversazione accettabile e sensata con gli altri ospiti; posso finalmente pensare a me stessa , a come poter godere al meglio del corpo di Francesca e del mio. 
Sono certamente gia’ bagnata quando prendo la decisione di passare dalle cucine per cercare qualcosa …qualcosa che possa essere usato quella notte,non amo ricorrere a vibratori o oggetti in lattice. Trovo che sia molto piu’ eccitante aprire il frigorifero, o la dispensa ed …..affidarsi al caso. In cucina Francesca sta riordinando , mentre una vecchia suora e’ china sull’acquaio a lavare i piatti. Francesca mi fissa , con uno sguardo teso , terrorizzato e, al contempo, carico di desiderio. La vecchia suora si gira verso di me e sorride. Reverenda madre,ho ancora un po’ fame, sono abituata a fare uno spuntino a tarda ora, non avrebbe per caso una banana ? La suora mi indica con un sorriso il cesto della frutta. Scelgo la banana piu’ grossa, mentre Francesca china gli occhi ed arrossisce fino alle orecchie. Certamente ha intuito. Mentre infilo in borsa il prezioso trofeo , vedo , su una mensola , un mortaio in marmo. Afferro il pestello , un oggetto lungo,dalla punta arrotondata e tondeggiante e, lanciando a Francesca uno sguardo pieno di intesa, lo infilo in borsa. Mi allontano dalla cucina ringraziando la vecchia suora. Mi chiudo in camera. Mi spoglio e mi infilo sotto la coperta leggera. Sul comodino ho appoggiato la banana e quel grosso membro di marmo , tanto grosso da fare quasi paura. Mi carezzo dolcemente la fica , gia’ oltremodo bagnata, aspettando con ansia quasi morbosa che Francesca venga a bussare. Francesca non si fa aspettare. Sento un lieve toc toc alla porta ed il mio cuore compie un balzo nel petto. E’ aperto ……sussurro piano , per non farmi sentire da nessun altro. Francesca fa il suo ingresso in camera , sembra un piccolo fantasma , nel fluttuare della sua camicia da notte. Ciao signora ….e’ il suo timidissimo saluto. Ciao tesoro, vieni, non avere paura. Siediti qui, vicino a me. Francesca e’ imbarazzata e presto ne comprendo il motivo. Siamo, come sempre, nella semi oscurita’, ma posso notare , fra le sue mani, qualcosa che attira la mia attenzione. Francesca e’ timidissima . Si vergogna di essere tornata da me , ma ancor piu’ si vergogna di cio’ che mi ha portato in dono. Appoggia sul letto due ceri : uno e’ enorme, temo non sia possibile usarlo per i nostri giochi, l’altro e’ una candela dalle dimensioni normali. Maialina….- le sussurro- non bastavano la banana e l’altro giochino? Credevo di fare bene, signora. Hai fatto benissimo tesoro, non avere paura…. E mentre la rassicuro con le parole , le sfilo la camiciola. Francesca,questa volta , non indossa nulla. E’ completamente nuda e si getta sul mio corpo con foga quasi animalesca. Deve avere tanta voglia , questa povera novizia….e deve aver scoperto che il sesso e’ una rinuncia molto pesante, se fatta per tutta la vita.
Mi lascio andare alla sua bocca inesperta e avida, che subito succhia i miei capezzoli , li morde, strappandomi sommessi gemiti di lussuria e di dolore. Piano, piano…piccola….abbiamo tutta la notte. Mi abbandono sul letto, ormai certa che la piccola Francesca sapra’ darmi cio’ che mi piace. Ella si tuffa letteralmente sulla mia bocca. Muove la sua lingua in cerca della mia, lascia che la sua saliva si mescoli alla mia saliva. Scende sul mio collo, in preda a una voglia incontrollabile, succhia di nuovo i miei capezzoli. Morde, risucchia, bagna…Si stende sul letto e mi costringe a divaricare le cosce. Fingo di resisterle ma …la mia fica gia’ si contrae al pensiero della sua lingua, che presto raggiunge il mio clitoride. E’ bravissima , la piccola Francesca. 
Per essere una novizia devo dire che non ha nulla da invidiare alle troie piu’ esperte. Mi apre le labbra vogliose e tuffa la sua lingua dentro di me, simulando un rapporto sessuale in cui la sua lingua e’ il pene. Mi contorco , gemendo , sul minuscolo lettino. La incito sottovoce a leccare ancora, di piu’ e piu’ intensamente. Ma la piccola non ha bisogno di stimoli e , mentre lecca in modo vorace, infila due dita nella mia rorida intimita’, spingendo a fondo e muovendo ritmicamente la piccola mano. Vengo, …..vengo in modo incontrollabile, probabilmente la spruzzo con un getto di liquido. 
La sento gemere ed ansimare per il piacere. Si ferma, finalmente, donandomi qualche istante di tregua. Ora e’ il suo turno di godere. La accarezzo dolcemente e la invito a stendersi al mio posto. La bacio , lecco con assoluta libidine le sue tettine piccole ,ma dure, assaporo i suoi capezzoli microscopici ed eccitati, scendo a lambire con la lingua il suo ventre piatto. Si apre a me come una puttana, geme, ansima, afferra la mia testa e la costringe ad infilarsi fra le sue cosce. Lo so, vuole essere leccata, vuole godere. Vuole venire. La mia lingua saetta sul piccolo clitoride e lo succhia con avidita’. Francesca mugola in preda a un orgasmo che somiglia a una crisi epilettica. Allungo la mano ed afferro , a tentoni, il pestello da mortaio. Lo succhio, lo riempio di saliva e dolcemente lo avvicino alla sua fica pulsante. 
Sento la sua voce che implora. Vuole essere scopata, penetrata. Vuole il cazzo. Sono perplessa. Francesca,dunque, non e’ piu’ vergine. Chi avra’ violato questo buchino affamato e bagnato? Un’altra suora? Una consorella? Un maschio in calore? Non voglio pensarci ora. Affondo lentamente il pestello , che penetra agevolmente in quel piccolo lago peloso. Lo muovo avanti e indietro finche’ Francesca smette di respirare e capisco che arrivera’ presto all’orgasmo. La lascio godere e spasimare finche’ percepisco il suo corpo di nuovo calmo e sento il respiro farsi regolare. La notte e’ lunga…. Piccola troia…..hai goduto tanto . Ed ora vediamo come utilizzare quei due ceri che hai portato con te. Io vorrei tanto che tu mi leccassi il culo e mi penetrassi con quello piu’ piccolo. Magari se tu ti accomodi sopra la mia bocca, potrei farti sentire quanto e’ bello essere scopati da una lingua bollente e una banana…..tesoro, non abbiamo nessuna fretta….la notte e’ lunga e mancano diverse ore all’alba…..

lunedì 3 ottobre 2011

il ritiro part 1


Sono sempre stata affascinata dai luoghi dello spirito, quei conventi o monasteri che si visitano spesso nella nostra magnifica Italia. Luoghi silenziosi,nascosti nel verde,dove si respira un’ atmosfera particolare. Premetto di non essere credente,ma comunque attratta dalla spiritualita’ magica di queste roccaforti della fede. Quando, da turista, vi sono entrata….sono rimasta incantata dalla immensa pace , talvolta ho intravisto qualche svolazzo di abito nero, qualche suora che , timidamente , si nascondeva ai visitatori. Confesso di aver fatto anche qualche pensierino erotico e peccaminoso, non senza eccitarmi. Mi sono chiesta spesso se , in questo immenso isolamento , le donne , che comunque sono tali , trovino il coraggio di darsi reciprocamente piacere. Ho concluso che certamente lo fanno e il solo pensiero dei loro giochi erotici , nascosti agli occhi di tutti , ma soprattutto nascosti ai propri superiori , mi ha immensamente stuzzicata. Figuratevi quando ho saputo da una agenzia turistica che , in Umbria, era possibile soggiornare per una settimana in un monastero , ormai aperto al pubblico , che offre a coloro che desiderassero “caricare le batterie” nella pace, nel silenzio e nella meditazione, la possibilita’ di riposare…
Sono stata informata che l’ alloggio non sarebbe stato lussuoso : una semplice stanzetta singola , pulita e decorosa, niente televisione, niente cellulare. 
Il vitto , modesto , ma sano , sarebbe stato identico al pasto delle suore: frutta e verdura dell’ orto, carne fornita dalle stalle, vino, olio,latte e formaggi prodotti “in proprio” .Niente di meglio per rigenerare il corpo, con una dieta sana, e la mente, con la totale assenza di internet,telefonini e notizie devastanti del T.G. Dopo aver prenotato , ho preparato una valigia con il minimo indispensabile, qualche comoda tuta e parecchi libri , il mio fedele pc , che sarebbe servito solo per scrivere le mie novelle ed i miei racconti erotici. In una splendida giornata di meta’ settembre, dopo un viaggio piuttosto piacevole, sono giunta al monastero. Il posto era incantevole . Infossato in una valletta fra due colline, al riparo da occhi indiscreti , si ergeva un edifico in pietra rosa , probabilmente risalente al 1.200. Una piccola monaca, giovane e gentile, mi e’ venuta incontro e mi ha fatto strada dal parcheggio dell’auto , fino alla mia cameretta, davvero deliziosa, affacciata sugli uliveti. Mi ha poi condotta a visitare il refettorio , il giardino, e naturalmente la piccola chiesetta dove avrei potuto , volendo , raccogliermi in preghiera. Si e’ dichiarata a mia totale disposizione per qualsiasi necessita’ , augurandomi buona permanenza. Dopo avere sistemato le mie poche cose, sono scesa in refettorio per la cena, curiosa di conoscere gli altri ospiti.
Ho scoperto che , oltre a me, in quella settimana avrei condiviso l’ospitalita’ del luogo con altre sei persone: una anziana coppia di olandesi , un uomo attempato, certamente un manager stressato e bisognoso di staccare la spina, una ragazza piuttosto giovane e due giovanottini dall’aria timida e spaventata. Ho saputo poi che erano due seminaristi che cercavano , in quel luogo , di scoprire , se la loro fede fosse solida o se fosse il caso di abbandonare la scelta di prendere i voti. Guardandoli , a tavola, ho capito ben presto che erano gay e probabilmente avrebbero avuto poco tempo di pensare alla validita’ della propria scelta, se avessero trascorso insieme tutte le notti in quel luogo cosi’ magico. Dopo un buon caffe’ , servito da una premurosa novizia in giardino , siamo stati invitati a raggiungere le nostre camere. Non ero dispiaciuta, in fondo ero li’ per riposare e andare a letto presto non e’ un dramma per me, spesso lo faccio , a casa e anche in vacanza. Del resto avrei potuto leggere oppure scrivere una delle mie stuzzicanti novelle, magari giocare un po’ con la mia micina bollente , prima di addormentarmi nel silenzio. Ero appunto intenta a prendere qualche appunto sul notebook quando ho sentito un sommesso rumore alla porta e poi ho udito bussare con discrezione. 
Mi sono alzata dal tavolino e ho aperto con curiosita’. Era la novizia , giovane e sorridente , chiedeva se avessi bisogno di altro, magari una tisana , prima di dormire. Ancora oggi sono convinta che la tisana fosse una scusa piuttosto banale perche’ Francesca voleva ,a tutti i costi , trovare un modo per parlare con me. Infatti , pur rimanendo sulla soglia, lanciava occhiate curiose al mio pc . Voleva sapere di me, se fossi veramente una scrittrice e che tipo di romanzi io scrivessi. Vuoi entrare ? Accomodati, se non hai da fare ti faccio leggere qualcosa di mio, anche se non credo siano letture adatte ad una futura monaca. Francesca non aspetta alto e si fionda in camera chiudendosi la porta alle spalle , come se temesse di vedere un fantasma in corridoio. Se la madre superiora sapesse che sono qui , mi farebbe certamente subire una delle sue punizioni. Entra Francesca , non avere paura. Dunque ti interessi di racconti e narrativa? Ti prego , non offenderti, ma temo di non poterti far leggere le mie produzioni. Io ehm , sono una scrittrice di racconti erotici. Le mie novelle, diciamo cosi’, sono a sfondo sessuale e non credo che la tua regola ti permetta di dare anche solo un’occhiata . Ero turbata anche io. La curiosita’ morbosa di questa ragazzina , che avra’ avuto si’ e no vent’anni , mi intrigava. Avrei voluto spedirla a letto , nel contempo avrei voluto eccitarla con i miei racconti, per vedere la sua reazione. La prego Signora, mi dia qualcosa da leggere, sono cosi’ inesperta e vorrei sapere come funziona il mondo la’ fuori, io sono orfana e sono chiusa qui dentro dall’eta’ di otto anni. Il mio destino e’ prendere i voti e diventare suora ma…. Sono sempre piu’ eccitata all’ idea di farle leggere le cose che scrivo . Vado a frugare nella valigia e trovo il plico dei miei racconti , le copie che ho sempre con me , raccolte in un faldone di cartone. Mi tremano le mani nel porgerlo a Francesca . Dentro ci sono racconti di ogni genere, soprattutto lesbo, ma anche etero , incesto, animal. Come reagira’ la piccola? Mi denuncera’ alla superiora o si masturbera’ come fanno tutti i miei lettori e le mie lettrici? E’ un rischio grosso quello che sto per correre , ma decido di fidarmi dell’istinto e consegno il faldone a Francesca. Grazie! E scappa via come una furia. Ormai la concentrazione e’ andata a farsi benedire , chiudo il pc e me ne vado a nanna. Prima di dormire lancio un pensierino a Francesca e la immagino alle prese con i miei fogli, magari eccitata, magari turbata e decisa a cacciarmi dal monastero. E’ notte fonda quando vengo svegliata da un sommesso richiamo alla porta. Mi alzo , senza curarmi del fatto che ho indosso solo un microscopico paio di slip. Tanto sono certa di trovare la mia “piccola amica” sulla soglia. Francesca infatti e’ li’,confusa ed imbarazzata , mi chiede di entrare . Protesto debolmente dicendo che sono le tre del mattino , ma lo faccio giusto per non apparire sfacciata , credo che Francesca sia una ragazza interessante , e credo che la sua visita , a quest ‘ ora, regalera’ alla mia solitudine un piacevole diversivo. Ho indovinato. Francesca chiude , a chiave , la porta alle sue spalle e mi guarda, con i fogli in mano.
Si e’ resa conto che sono praticamente nuda e non riesce a toglirmi gli occhi di dosso. Volevo….volevo farle i complimenti,signora, lei scrive molto bene e…devo dire, confessare che i suoi racconti ….mi sono piaciuti. Ma volevo sapere se lei ha fatto veramente le cose che scrive. Sa , soprattutto volevo sapere se ha fatto quello che scrive con un’altra donna. Perche’ io…volevo dire…ehm… Povera cucciola, le tolgo dalle mani il faldone e lo appoggio sul tavolino. La camera e’ buia , non avevo acceso la luce quando mi ero avvicinata alla porta poiche’ dalle persiane filtra il bagliore di un lampione del giardino. Ed e’ proprio grazie alla penombra che, forse , Francesca trova il coraggio di allungare una mano sui miei seni , percepisco una carezza fuggevole e timida , che mi scuote come un terremoto. La prendo per mano, la accompagno, come si fa con una bimba, accanto al mio letto. Lei e’ terrorizzata ma curiosa, spaventata ed eccitata. 
Le sfilo dal capo la camiciola da notte che indossa. Le slaccio il reggiseno bianco e le abbasso le mutandone che e’ costretta ad indossare. La guardo : e’ splendida. La sua pelle bianca brilla anche al buio. Mi chino a sfiorare le sue spalle con le labbra,poi salgo lungo il collo e lecco la sua gola. Immobile, Francesca si gode la mia lingua. La invito a sdraiarsi sul piccolo letto, mi sfilo velocemente lo slip e mi sdraio accanto a lei. 
Assaporo la sensazione della sua pelle e della mia in stretto contatto. La bacio. Lei ricambia il mio bacio cercando affannosamente la mia lingua. La mia mano, intanto scende fra le sue cosce,cerca di accarezzare la sua intimita’.Lei, da brava, fa lo stesso con me , anche se in modo goffo ed impacciato. Presto ci ritroviamo a masturbarci a vicenda, con i seni incollati l’una all’altro ed una voglia irrefrenabile di avere e dare piacere. 
Lei e’ bagnata, sento le mie dita scivolare dentro e fuori con facilita’ . Le afferro il polso e la guido dentro di me in movimenti ritmici e regolari , che possano simulare un coito. Impara presto, la piccola , ingenua novizia e , in breve tempo , mi porta a godere. Non abbiamo tempo da perdere, fra poche ore lei dovra’ presentarsi alla prima funzione del mattino. Mi accomodo sopra di lei , le offro la mia fica e , contemporaneamente , mi infilo fra le cosce per cercare la sua. Inizio a leccarla dolcemente, ma senza tregua e sento che lei fa altrettanto con me. Presto dobbiamo controllarci poiche’ i nostri gemiti si udrebbero in tutto il monastero , in questo immenso silenzio sarebbe pericoloso lasciarsi andare senza controllo. 
Mi muovo su di lei mentre raggiungo l’orgasmo e la inondo di me mentre continuo a leccarla per farle raggiungere il piacere. La sento fremere sotto di me, tremare come una foglia ed esplodere in un grido trattenuto quando la sua micina mi bagna il viso di un succo delizioso. 
Ci riposiamo, spossate, per qualche attimo, prima di salutarci. Lei deve andare, tornare nella sua cameretta e farsi trovare a letto dalla consorella che la chiamera’ per la funzione. Domani sera, Francesca, verrai da me verso le nove, ed avremo tutta la notte per noi. Ti prometto che dovrai implorarmi di smettere perche’ ti faro’ godere cosi’ tanto da sfinirti. E non useremo solo la lingua e le mani, vedrai , scoprirai molte altre cose interessanti sul sesso e sui giocattoli che due donne possono usare per godere.
A domani, piccola troia...

domenica 4 settembre 2011

l'alba tra caffè e fango (il primo racconto scritto)

È una domenica di luglio, mi sono svegliato abbastanza presto lasciandoti nel letto,scivolo fuori dal letto e una volta vestito, salto dalla finestra, aprire la porta  farebbe troppo rumore; una volta fuori l’aria è fresca i profumi intensi il sole a quest’ora rende tutto particolarmente vivo e brillante, mi soffermo a gustarmi tutto questo prima di iniziare il mio lavoro.
 
Il mio lavoro di oggi è il risultato di mesi di fatica, raccogliere i frutti del mio orto e dare una pulita alle erbacce che durante la settimana hanno invaso le varie frazioni in cui l’ho diviso. Inizio a camminare tra le varie piante per rendermi conto di cosa è possibile raccogliere subito e cosa lasciare lì a maturare ancora un po, i pomodori sono bellissimi arrampicati sulle  canne che ho predisposto per loro,
“questi si” , mi dico; più avanti dei cetrioli sono perfetti e ancora fagiolini e insalata…  “ sono stato veramente bravo” sussurro a voce bassa quasi qualcuno potesse sentirmi, quindi raccolgo un piccolo cesto di vimini e inizio pian piano a raccogliere quello che ho appena notato, facendo attenzione a dove metto i piedi e a non rovinare le piante da cui stacco dolcemente i frutti di tanta fatica.
Accucciato in terra per cercare sotto le fronde e le foglie, cammino saltellando sulle terra asciutta spostando di quando in quando il piccolo cesto che lentamente si va via via riempiendo,.
E’ tanta roba, non pensavo cosi tanta, l’operazione di raccolta mi porta via almeno un paio d’ore, di quando in quando butto un occhio alla finestra da cui sono sgattaiolato fuori, la tenda gialla si gonfia  e si riposa sospinta da una leggera brezza ma è un movimento lento e regolare, nessun cambio repentino di direzione, nessuna spostamento…  segno che dormi ancora…
Un buon motivo per farti una bella sorpresa.. .
Afferro il cesto ormai pieno di verdura e frutti, voglio fartela trovare sul tavolo al tuo risveglio, chissà come sarai contenta, in fin dei conti ci hai lavorato anche tu al nostro orto quindi quelli sono anche frutto della tua fatica.
Appoggio il cesto sul davanzale della finestra e salto dentro, ripulito il tavolo alla meno peggio poso il cesto in bella vista lanciando un’occhiata alla porta della camera…  nessun rumore..nessuna voce..bene…c’è ancora da fare fuori.
Nel riuscire dalla finestra mi rendo conto di quanto il sole sia alto e quanto inizia a scaldare, mi tolgo ma maglia e resto in canottiera… almeno la tintarella è assicurata; ora c’è da estirpare tutte le erbacce e zappettare tutto intorno a che le erbacce non si avvicinino troppo alla zona coltivata.
Afferro la pompa dell’acqua e inizio a bagnare bene ogni segmento di terra, cosi facendo questa sarà più molle e tirar via le erbacce sarà più semplice. Mi ci vuole un’altra ora per bagnare tutto e a quel punto il caldo del sole mischiato al vapore dell’acqua che va via via asciugandosi dalla terra rende l’aria afosa e pesante, sto sudando copiosamente quando eccoti apparire da dietro la casa..
Sei ancora un po assonnata , fai fatica a tenere gli occhi aperti abituarti come sono alla penombra di casa;
 in effetti mi sorprendi,da quando ho posato le verdure in casa non ho più fatto caso ai movimenti della tenda, porti in mano una tazzina di caffè e una bottiglia d’acqua gocciolante…ti sorrido mentre vieni verso di me;
”buongiorno amore”  ti dico sorridendo “ sei sveglia?”.
Mi sorridi e fai segno con la mano “quasi” con il faccino ancora un po stropicciato, hai le mie ciabatte ai piedi e indossi il tuo vestitino leggero a fiori, semplice,delicato, femminile oltre ogni immaginazione con una scollatura di un’innocenza disarmante.
“Buongiorno” mi rispondi orami ad un passo da me, ti cingo i fianchi con un braccio e ti avvicino ancora, è bello sentire i tuoi fianchi, la tua pelle sotto quel velo sottile di stoffa, mi porgi il caffè che bevo con un solo sorso e mi fai vedere la bottiglia d’acqua,”grazie, ci voleva proprio,mettila all’ombra cosi non si scalda, quando sarà svanito il sapore del caffè ne prendo un po”
Ti guardi intorno e mi domandi cosa sto facendo, ti spiego brevemente che volevo pulire l’orto. Mi passi la mano sul petto imperlato di sudore mentre ti guardi intorno, resti un attimo con il viso verso il sole a goderti la calda carezza, mi domandi se ho bisogno di una mano e ti dico dolcemente di no”non mi ci vorrà ancora molto, puoi metterti a prendere il sole se vuoi io intanto finisco di togliere un po d’erba”mi baci dolcemente prima di rientrare in casa. Ti guardo andar via, quel vestito m’è sempre piaciuto,ti disegna perfettamente i fianchi e l’incavo del sedere.
Mentre mi inginocchio in terra a strappare via le altre erbacce scompari dietro casa. Mi ci vuole un’altra mezz’ora per finire di togliere tutta l’erba, le mani sono completamente ricoperte di fango visto che la terra era stata bagnata preventivamente, il caldo è ormai al culmine, afferro la piccola zappa e inizio a dare i primi colpi al perimetro dell’orto, a questo punto sono proprio di fronte alla finestre e d’istinto sollevo la testa per riuscire a scorgerti dentro casa, ti vedo attraverso la tenda ma non capisco bene cosa tu stia facendo, sembra seduta sul tavolo… penso che tu stia prendendo il tuo caffe, forse.. chino di nuovo la testa sulla zappa e ricomincio la mia lenta opera di pulizia in un aria che dalla  frizzante freschezza del mattino è passata alla calura asfissiante…
Arriva di tanto in tanto una leggera brezza che rinfresca il corpo coperto di sudore  ed è proprio durante una di queste che mi trovo a risollevare la testa verso la finestra, vedo ancora la tua sagoma nella stessa posizione di prima ma ora la tenda si solleva lasciando intravedere il tua figura senza impedimenti …  sei seduta sul tavolo di fronte alla finestra, le gambe divaricate e appoggiate probabilmente su una sedia o sul muro della finestra,non lo capisco ancora, la tenda mi lascia intravedere solo le gambe non più in alto ma noto distintamente che hai sollevato il vestito  che lasciando scoperte le tue intimità nude..  la tenda si riabbassa e io non so se quello che ho appena visto è reale o frutto della mia immaginazione.
Lascio cadere la zappa e mia avvicino alla finestra curioso, con una mano sposto la tenda per guardare dentro, gli occhi fanno un po fatica ad abituarsi alla penombra ma noto distintamente che l’immagine che avevo intravisto è reale.
Sei alla distanza di un metro da me,avevo visto bene , sei seduta sul tavolo ma  i piedi appoggiati su una sedia, il vestito tirato su fino alla pancia, le gambe aperte, lo sguardo fisso su di me,  diretto nei miei occhi e le mani che scendono tra le cosce ad carezzarti la figa ch è tenuta oscenamente aperta e divaricata dalle tue dita,
 non dico nulla, mi limito a continuare a guardarti … Chissà da quanto eri li a guardarmi e a  toccarti….
di tanto in tanto reclini la testa quando il piacere si fa più intenso, ma poi torni a goderti l’immagine  dei miei occhi fissi su di te, fissi su quel fantastico spettacolo che in una calda domenica di luglio il fato e tu avete voluto regalarmi.
E questo è quello che vedo…
 Le dita della tua mano sinistra scivolano lente in mezzo alla tua fica, allargandola di tanto in tanto, aprendola come fosse un fiore che orgoglioso vuole mostrarsi.
La mano destra è sul seno, ancora coperto dal vestito ,  con questa ti afferri tutto il seno,  stringendolo e massaggiandolo e stringendolo e stressandolo, per un po di secondi poi lasciatolo e iniziare a torturati il capezzolo, prima con i polpastrelli pizzicandolo  e torcendolo un poco, poi con le unghie a morderlo strizzandolo  in una tortura che sembra non finire mai. Il vestito calato sulle spalle lascia scoperto il collo incorniciato nella splendida chioma nera che lo segue,la pelle è resa lucida dal sudore che ti ricopre,le gambe sono sempre più  aperte, ormai formano un angolo quasi piatto, mentre inizi a ondeggiare in avanti spingendo dolcemente il bacino a strusciarti sul tavolo,
 ormai non si capisce bene se sono le dita che carezzano le fica o la fica che si muove sotto di esse.
Sono appoggiato al davanzale della finestra, il braccio teso a tenere la tenda sollevata, lo sguardo rapito dai tuoi movimenti e dai tuoi occhi decisi e fissi su di me, senza rendermene conto ho iniziato a spingere il bacino contro il muro, un movimento impercettibile che preme il cazzo che ormai è duro, teso e forte contro il muro quasi a volerlo sfondare per  entrare;
 è a quel punto che con uno sguardo di sfida ti sento dire ” ti piace?    Ti piace  lo spettacolo?” reclinando ancora la testa…
“Sei splendida”  rispondo inebetito ”non sei mai stata cosi bella come  ora” non riuscendo a staccarti gli occhi di dosso  non riesco a non seguire le dita che torturano i capezzoli e le dita che ti strofinano la fica molto più bagnata della pelle, anche il tavolo sotto di te è lucido del tuo desiderio.
“Si” mi dici ”mi vuoi?  Mi desideri?”muovendoti in modo ancora più sinuoso sentendo la mia voce farsi sempre più roca “ guardami allora…  guarda cosa stavo facendo mentre ti osservavo dalla finestra”  cosi dicendo fai scivolare lentamente il dito della mano dentro la figa  gonfia e aperta, gemi nel penetrarti lentamente ma fino in fondo. Fuori dalla finestra sto letteralmente esplodendo ma voglio continuare a guardarti, ho paura che l’incantesimo di quella tensione erotica si rompa se entro ma è altresì  vero che sarà il caldo, sarà il sole sento la mia pelle scottare e il sangue pompare con forza nelle mie vene tant’è che devo iniziare a toccarmi da sopra i pantaloni, è impossibile trattenermi.
Continui , tirando fuori le dita dalla tua figa bagnata e le porti entrambe al seno, allarghi un po di piu la scollatura a che inizino a intravedersi i capezzoli,
 ti bagni anche le dita dell’altra mano mettendole in bocca fino alle nocche  e poi con i polpastrelli  cominci a fare dei cerchi intorno ai capezzoli inumidendoli, le tue dita passano sotto il vestito lasciandomi ancora intravedere i capezzoli che orami premono duri contro il tessuto.
“Fammele vedere” ti chiedo,
 sorridi dolcemente alla mia richiesta;
 “fammele vedere” ripeto.
Alla seconda richiesta afferri i lati della scollatura e tirandoli verso il basso e le fai letteralmente saltare fuori, stringendole poi una contro l’altra  con l’interno delle braccia per mostrarmele in tutta la loro opulenza, ricominci cosi a dondolarti in avanti spingendo la fica sul tavolo tentando di  accarezzarti le zone più sensibili con il legno del piano
“Ti piacciono vero? Vorresti leccarle ? vorresti leccarmele ?” ripeti con tono ironico.
“Si, lo sai che amo leccartele” rispondo rabbioso. Quel sorriso beffardo torna a disegnarti il viso, non so quale sia il tuo scopo, forse vedere fino a che punto potrò resistere fuori dalla finestra, forse vuoi solo provocarmi o forse soltanto farti ammirare dai mie occhi.
Non importa ora.
 Una delle mani lascia il capezzolo  ancora duro e teso per spostarsi dietro la schiena, giri un attimo la testa per visualizzare cosa stai cercando, un attimo dopo la mano che aveva lasciato il capezzolo torna in scena tenendo in mano un cetriolo delle dimensioni di un piccolo cazzo.
Sorridi di nuovo mentre pizzicandoti ancora il capezzolo porti la punta del cetriolo alla bocca e tiri fuori la lingua per bagnarlo un poco;il sapore sembra piacerti, la consistenza anche , apri ancora un poco la bocca facendolo entrare solo un po e ritirandolo fuori, vedo scendere piccole gocce di saliva dai lati della tua bocca, segno che ti sta venendo l’acquolina sentendo quella verga in bocca, lo strigi forte con la mano che prima lo teneva solo e inizia a muovertelo dentro e fuori lasciandolo oscenamente fradicio di saliva  che lo rende lucido e che inizia a grondarti sui seni scoperti.  Senti le gocce della saliva scendere e colpirti l’incavo delle tette per poi scorrerci in mezzo. La cosa sembra eccitarti sempre di più, ti guardo letteralmente torcerti i capezzoli e ansimare e gemere e spingere il cetriolo sempre più in fondo, facendolo girare in bocca e succhiandolo con gusto.
Incurante di chi possa vedermi mi tiro fuori il cazzo e inizio a massaggiarmelo stringendolo a tratti più forte quando quello che vedo è straordinariamente eccitante, ringhio, grugnisco sempre più forte sempre più intensamente. Sto strappando via la finestra quando ti vedo tirar fuori il cetriolo dalla bocca e facendolo scendere, carezzarti i seni con la  punta  girandoci intorno e lasciandoli ancora più bagnati della tua saliva
e scendi, scendi , oltre le pieghe del vestito fimo ad arrivare alle tue cosce.
Quando la punta del cetriolo tocca la tua clitoride gemi e ti contorci, resti per un attimo ferma e senza respiro  a goderti questa fortissima sensazione, muovi leggermente la punta del cetriolo a carezzarti ancora, recuperi il fiato e ti spingi oltre giu, giu alla ricerca del piacere assoluto.
Non ce la faccio più, sei ormai sorda alle mie parole, il piacere t’ha ormai avvolta, salto il parapetto e entro in casa.
Mi avvicino quasi fossi un predatore, silenzioso e fulmineo, ti rendi conto che ti sono addosso solo quando senti le mie mani ancora sporche di fango e terra afferrarti entrambi i seni.
La scossa è forte, il fango ti graffia e ti sporca il seno umido e gonfio;
apri gli occhi e mi vedi li davanti,subito lo abbassi per capire il perche di quella strana sensazione di ruvidità delle mie mani rimanendo piacevolmente sorpresa notando le tue tette sporche di terra e fango: ”Stringile forte” mi dici;
non mi faccio pregare, le mie mani mollano per un attimo la presa per poi tornare ad afferrarle più forte e in maniera più ampia, il fango lo senti ormai ovunque quando inizio a massaggiarle facendo dei movimenti circolari.
Si ti pace, ti piacciono le mie mani, forti,calde, ruvide , ti piace sentire i seni strizzati con forza.
La mano che tiene il cetriolo, continua a muovere la punta di quest’ultimo in mezzo alle pieghe della tua fica che è orami gonfia e aperta come non mai, provi a spingerlo un po dentro lentamente facendolo ruotare, ti guardo  mentre lo fai ma una punta di gelosia mi coglie, sono geloso di quell’ortaggio che ora sta entrando dentro di te.
Ti bacio pieno di desiderio e voglia e con il piede spingo via la sedia su cui poggiavano le tue gambe
che restano per un attimo sospese in aria, le afferro da sotto le ginocchia e mi infilo tra di loro. Mi cingi i fianchi con le gambe  e mi strigi a te ma ti fermo,inizio a strizzarti anch’io i capezzoli, due con una sola mano mentre con l’altra afferro il cetriolo e lo poso sul tavolo;
sento  un sommesso “noo” al quale rispondo con un dolce “sssssst”.
Ti pendo la mano e tenendomi alla distanza adatta te la metto sulla mia verga dura e tesa, sul mio cazzo duro, caldo ,liscio e forte, in una attimo capisci che lo scambio ti è convenuto, lo stringi forte, fortissimo e dopo averlo indirizzato verso la tua figa stringi le gambe a volermi spingere dentro di te.
Resisto ancora alla tua morsa, poggio la mia mano sulla tua che mi stringe e la muovo lentamente, a far seguitare lo stesso movimento., la stessa carezza che fino a poco fa ti facevi con il cetriolo ora puoi farla con la punta del mio cazzo duro.
Mentre sei padrona del mio cazzo afferro tutti e due i capezzoli tirandoli a me e torcendoli un poco, sono al massimo della disponibilità erotica, qualsiasi cosa io ne faccia ti dona piacere, li tiro ancora per poi mollarli lasciandoli ricadere, ho una voglia infinita di schiaffeggiarli, di vedere le tue tette sobbalzare e dondolare, mi torna in mente quella catenella con alle estremità le pinzette che mai comprammo… ora ci tornerebbe utile. Non avendola faccio a modo mio, mi chino un po e inizio a leccarli e poi soltanto poi a mordicchiarli. Ti faccio sentire i denti alternando le strette e i morsi alle succhiate vigorose.
Mi piacciono i tuoi seni, mi hanno sempre fatto impazzire, cosi mentre ti succhio e continuo a mordicchiarti sollevo lo sguardo per godermi il tuo viso estasiato le tue labbra tonde e rosse… salgo con la mano e ti infilo un dito in bocca… tutto.. a fartelo succhiare.
Lo fai avidamente  quasi ti riempisse la bocca il mio cazzo pulsante, lo lecchi lo succhi, tiri fuori la lingua la sciando colare saliva copiosa su tutta la lunghezza del dito.
A quel punto la mano che tiene il mio cazzo aumenta la stretta e mi tira verso la figa fradicia, vuoi sentirmi dentro tutto.
Capisco il messaggio emi trattengo dal penetrarti, il desiderio si fa ancora più intenso per quella negazione, non voglio negarmi, solo voglio sbatterti forte e per fare questo devo aprirti e allargati ancore di più.
T afferro forte per il sedere spostandoti verso di me, quasi sul bordo del tavolo, poggio una mano sul tuo petto e ti invito a stenderti su quest’ultimo, con una ampio gesto della mano lasci cadere  tutto quello che può infastidirti stendendoti, a quel punto tenendoti forte per i fianchi   punto il mo cazzo teso contro le tua figa tremante  e con un secco colpo di reni sono tutto dentro di te,allargandoti, riempiendoti fino in fondo.
Ti sento caldissima e fradicia da morire, nell’attimo che ti sono dentro inarchi la schiena sollevandoti un poco, apri gli occhi per guardarmi  per vedere il maschio che ti sta sbattendo.
Sono sudatissimo, la canottiera bianca è ormai zuppa e macchiata di terra, sprofondo con lo sguardo nei tuoi occhi mentre  continuando a tenerti per i fianchi inizio una lenta ma inesorabile serie di affondi alla tua figa gonfia, calda lussureggiante, sempre più dentro sempre più in fondo sbattendo il mio ventre contro il tuo sesso.
Voglio sbatterti come non mai , con la forza, il desiderio la voglia tutta , sei mia sei solo mia e te lo urlo con forza mentre inizio a ondeggiare con il bacino lasciando la mia verga tesa nelle tue carni, mi muovo dentro di te oscillando, sento la tua figa aprirsi e allargarsi le tue urla e i tuoi gemiti sono il mio carburante , ogni gemito ogni sospiro è quello che mi serve per aumentare il ritmo della mia foga.
Voglio sentire i nostri corpi sbatterti contro, come se tentassero di unirsi in uno solo..o distruggersi a vicenda…
Nulla ora ha importanza, la finestra aperta, il tavolo che ondeggia pericolosamente, il cesto della frutta che cade a terra spargendo mele e aranci in giro per casa, nulla ora ha importanza… solo il tuo e il mio piacere il nostro reciproco cibarsi l’uno dell’altro.
Mi urli che stai per  venire… anch’io…..   un dubbio mi pervade…  rallentare e torturarci ancora a lungo o dare sfogo ai nostri desideri, ingabbiati e repressi…
Non ho dubbi, voglio che il mio schizzo caldo sia l’ultima spinta verso il tuo orgasmo, mi spingo con forza dentro di te ancora e ti stringo forte a me, una mano ti trattiene dai  fianchi una afferra un tuo seno per tirarti contro di me ancora di più, appiccicato con il ventre al tuo sesso inizio a strofinarmi alzandomi sulla punta dei piedi, so che questo ti farà impazzire. Il mio cazzo continua a entrarti dentro, sempre più a fondo e il mio ventre struscia contro la tua figa spalancata, aperta… 
 Urlo lasciando il tuo fianco e afferrando tutti e due i  capezzoli, tirandoli forte a me il mio piacere ti inonda a schizzi bollenti e copiosi , ogni schizzo è una torsione del tuo corpo, li senti tutti li senti dentro..
Ringhio ancora, quasi un’animale ferito e mentre il mio piacere continua a inondarti ti sento urlare e stendere la schiena…  ti tiri leggermente su, mi pianti le unghie  sulle spalle e sul sedere per trattenermi a te fermo..  ti muovi  tu strusciandoti velocemente ma con movimenti brevi… esplodi sovrapponendo  il tuo urlo al mio.
Mangeremo distesi su una coperta all’ombra di un albero in una luce irreale.

il bosco (3a ed ultima parte)

… il bosco. (3° ed ultima parte)


Esci dalla doccia con ancora un po intontita dai pensieri e le fantasie contrastanti che ti ronzano nella testa, ti infili l’accappatoio e mentre raccogli i capelli nell’asciugamano ti fissi allo specchio che ti si para davanti.
Che strana sensazione hai provato, in quella doccia pochi minuti fa ti sei sentita tornare adolescente, le prime nuove sensazioni sotto la doccia o nel letto di notte quando ti ritrovavi cavalcioni sul cuscino e non riuscivi a fermare il tuo corpo dallo sfregarsi delicatamente contro il fresco cotone della federa,
lo stupore per quei nuovi e strani desideri che sentivi nascere dentro, incontrollabili e dolcissimi. Con il tempo, con le esperienze quell’eccitazione, quella voglia di scoprire, lasciarsi andare al desiderio alle emozioni, quella starna sensazione di “proibito”  un po si era assopita lasciando spazio alla consapevolezza della sessualità e a nuove emozioni, desideri,piaceri.
Nonostante tutto quello che poi la vita t’ha messo in condizioni di scoprire e sapere vivendo,  quei momenti solitari  passati sotto la doccia o nel letto, quelle emozioni  un po ti erano sempre mancate e l’averle riprovate ora ti turba un poco ma ti rende anche felice per aver rivisto in te la ragazza curiosa e appassionata che eri.
Ti aggiri in casa fresca e rilassata, un po infagottata tra accappatoio e asciugamano, aprendo tutte le finestre che ti capita di incrociare,  mentre apri l’ultima tornando in bagno ti rendi conto di un rumore che prima tra il ronzio delle cicale e quello della doccia era passato in secondo piano, e del fatto che gia quando eri stesa a prendere il sole il tuo cervello lo  aveva registrato e archiviato come suono consueto.
il tocco ritmico e sordo inconfondibile del legno, in lontananza, echeggiante,  ti soffermi ad ascoltarlo e  ti rendi conto del perche non lo avessi notato, in effetti sparisce per periodi più o meno lunghi per poi tornare a perforare l’aria calda,  saresti curiosa di seguirlo per capire chi o cosa lo emetta ma ti rendi conto di essere ancora in accappatoio e non è cosa buona aggirarsi per i boschi seminuda…  

oppure si?

Sta di fatto che cerchi le sigarette e ti rimetti in finestra a fumare aspettando che l’asciugamano e l’aria calda ti asciughino senza fatica.
Il rumore sordo di legno torna a farsi sentire, cerchi di seguirlo come se fosse un colore o un odore, con lo sguardo lo segui e la tua attenzione si posa sulle cime del bosco di castagni poco lontano da casa.
Mentre sei assorta alla ricerca della fonte del rumore uno dei gatti balza al tuo fianco sul davanzale della finestra, ti giri di scatto e ti ritrovi faccia a faccia con  una bella gattina nera rea, lo sguardo vispo e il musetto dolcissimo, rimani li una frazione di secondo a perderti nei suoi occhi gialli, le pupille feline nere e profonde, ti perdi quasi nelle sue profondità arcane. Ma  si sa nessun gatto fa quello che vorremmo e questo non fa eccezione cosi mentre tu sei ancora ochi negli occhi questa salta giu dalla davanzale della finestra e si sofferma un’attim o ad osservarti quasi volesse comunicare qualcosa, hai allungato istintivamente la mano per afferrarla mentre lei scendeva ed ora la osservi dalla finestra tentando di comprendere cosa stia tentando di comunicarti.
Nonostante siano passate delle ore l’aria è ancora calda e il sole picchia forte, sei in accappatoio che intanto ha completamente asciugato il tuo corpo e i capelli, la batta è al fuori che miagola in modo strano, ti osserva..ti aspetta.




In uno slancio Dooliteliano credi di aver afferrato il messaggio, vuole essere seguita , cosi sorridendo ti togli l’asciugamano che reggeva i capelli e rientri in casa con l’idea di seguire questa nuova avventura.
Esci di casa in accappatoio e di nuovo scopri quant’è ancora soffocante il caldo dell’esterno, ci fai poco caso, sei attenta ai movimenti di quella macchietta di pelo nero che scivola silenziosa tra l’erba più o meno alta, ti muovi con circospezione, sei in ciabatte e l’erba inizia un po  graffiarti mentre la attraversi con le gambe nude.
 È difficile starle dietro ma inizia capire che si sta dirigendo verso il piccolo bosco di castagni poco distante da casa, sai che li l’erba è più bassa quindi non ti affatichi troppo nel tentativo di starle dietro anche perche per farlo dovresti tirare su i lembi dell’accappatoio e zampettare come fa lei saltando i ciuffi d’erba che ti si parano davanti, l’idea di te che ti tieni l’accappatoio e saltelli per i prati è molto più imbarazzante del perdere di vista il felino.
Ormai sei dentro il bosco, l’aria qui è più fresca, il vento muove le fronde degli alti alberi e la luce è più moderata, ami spazi di ombra si intervallano a zone dove il sole arriva diretto , a differenza del prato appena attraversato dove il sole ha ormai seccato le piante più delicate qui il suolo è completamente ricoperto di piccoli fiori viola e bianchi, l differenza di luce tra i vari angoli della radura rendono i colori dei fiori ancora più vividi e la leggera brezza che si muove dalla valle attraverso gli alberi inizia a sussurrarti qualcosa all’orecchio.
Dopo esser restata per una manciata di secondi affascinata da la visione che ti si è parata davanti al tuo ingresso nel bosco inizia  guardarti intorno alla ricerca della tua gatta, ti guardi tutto intorno ma non c’è traccia di lei , tra le fronde degli alberi alti, in mezzo ai fiori, negli angoli un po più nascosti della radura,
niente sembra essersi volatilizzata, ma non vuoi demordere quindi inizi una lenta perlustrazione gustandoti il fresco e il profumo che si leva delicato dai fiori che ti circondano.
Fai molta attenzione a non oltrepassare i margini della radura, li la vegetazione si fa più fitta e il non sapere dove metti i piedi quasi nudi non ti trasmette une piacevole sensazione, ormai hai percorso tutto il perimetro della radura, ma della tua gatta nemmeno l’ombra,  ti fermi per riprendere un attimo fiato mettendo le mani sui fianchi con aria leggermente infastidita.
Pensi quindi di fermarti li per godere ancora del fresco  e dello splendido panorama, appoggiandoti ad un tronco tagliato di quello che doveva essere un albero molto grande,  li il sole arriva diretto e tu sollevi il viso per farti baciare in completo  relax.
Intanto la brezza del bosco ha ricominciato ad accarezzarti  dolcemente, il viso si inizia a scaldare sfiorato dal sole e il vento fresco si insinua lieve tra le pieghe dell’accappatoio.
Ti appoggi al tronco d’albero e sorpresa piacevolmente dalla sensazione che il vento ti genera apri leggermente la piega della spugna per farlo arrivare meglio.
Il pensiero della ricerca della gatta è ormai lontano, il sole e il vento hanno completamente rapito il tuo essere, ti stai gustando la piacevole sensazione del calore sul viso e del vento audace e fresco  che inizia ad accarezzarti  le cosce e più in alto fino scivolarti tra il solco del sedere incanalato tra i lembi dell’accappatoio, con movimenti quasi impercettibili inizi a scivolare con la schiena verso il basso cosi che le ginocchia si flettano sempre di più e automaticamente ampliano ancora l’apertura dell’accappatoio, la sensazione è piacevolmente eccitante, un tocco leggero e fresco che sfiora il tuo intimo è qualcosa di immateriale, sconosciuto e accattivante.
Quasi senza accorgertene ti ritrovi con la schiena che è completamente scivolata lungo il tronco fino a terra l’accappatoio è rimasto impigliato più e più volte nelle ruvidità del tronco salendo  ma la cinta stretta in vita l’ha trattenuto,  la testa reclinata indietro, gli occhi chiusi e le gambe che millimetro dopo millimetro si sono piegate e aperte, la bocca leggermente aperta e il respiro che da calmo e lieve è diventato via via più caldo e affannato.





Nonostante le carezze che ti sei donata durante il giorno, sotto il sole prima e nella doccia poi, il languore che si sta lentamente facendo strada attraverso le tue viscere non sembra affatto essersi calmato, anzi,
l’essere costretta ad imbrigliare le tue fantasie relegandole a fugaci immagini nella tua mente senza avere la possibilità di realizzarle, l’essere costretta a immaginare le sensazioni di un corpo caldo a contatto con il tuo, del suo sudore e sangue e muscoli che  ti afferrano con forza e ti sollevano da terra usandoti a loro piacimento, tutte queste mancanze hanno accentuato la tuie sensibilità epidermica e  il tuo desiderio che ora torna a farsi padrone delle tue carni.
Non ti sei neppure sfiorata, il vento e il sole sono riusciti a scatenare in te nuovamente i tuoi demoni sopiti e mentre godi delle loro quasi impercettibili carezze, involontariamente inizi a far scorrere la punta delle dita sul bordo dell’accappatoio che tiene rinchiusi i tuoi senti privandoli della dolce sensazione che sta già provando la pelle del tuo viso irradiata dal sole.
Dopo aver percorso varie volte su e giù il bordo morbido di spugna con i polpastrelli le dita iniziano ad insinuarsi leggermente sotto il tessuto coprendo con lenti passaggi ogni volta un lembo di pelle più vicino ai tuoi seni e i capezzoli che iniziano a premere contro la morbida parete di tessuto.
Ogni movimento che fai con le dita per entrare di più provoca un leggero movimento della spugna e una conseguente carezza sulla punta dei tuoi capezzoli, 
la spugna da morbida che era, ora inizia a sembrarti piu ruvida e quasi graffiante, questa sensazione ti inebria, ti avvolge, riesci quasi a sentire ogni singolo filamento che urta contro la pelle dei tuoi capezzoli e quando uno di questi, magari sfilato, si aggancia ad un capezzolo “strozzandolo”  il respiro quasi viene a mancarti.
Le tue mani si muovono lente e inesorabili alla ricerca del piacere più grande, del brandello di pelle più sensibile, ormai sono dentro la scollatura del tuo accappatoio e con un gesto quasi feroce afferri la pienezza e rotondità del tuo seno stringendolo con forza, non riesci ad eguagliare la stretta che vorresti,quella di una mano forte, ruvida, nodosa ma sai come muoverti sul tuo corpo e molata la presa passi il palmo della mano aperta sulla punta del capezzolo piegandolo e torcendolo un poco.

Ormai sei seduta a terra, l’accappatoio quasi completamente aperto ma stretto solo dalla cinta mostra le tue perfette cosce aperte e piegate, la tua mano destra è infilata nella scollatura mette in mostra un tuo seno mentre l’altro preme voglioso contro la spugna, le testa reclinata dietro, il sole che scalda la pelle esposta come fosse un faro da teatro e al centro della scena, circondata da fiori e alberi, tu, in tutta la tua femminilità e  lussureggiante bellezza.

Quasi riesci a vedere il sole attraverso le palpebre chiuse mentre la voglia di sentirti riempita da qualcuno o qualcosa comincia a farsi irrefrenabile.
Con la mano sinistra inizi lentamente ad esplorare il terreno intorno a te, alla ricerca di una qualsiasi cosa che possa assomigliare ad un cazzo, una qualsiasi cosa possa allargarti la figa e farti godere.
Che sia un ramo o un piccolo tronco, un sasso levigato, qualcosa di ruvido, di grosso di forte, di duro…
Non riesci a trovare nulla di ciò che speravi ma le tue dita per un attimo urtano contro qualcosa di flessibile e dritto, ti ci soffermi tentando di comprendere con il solo tatto di cosa si tratti,  una giovane pianta si erge eretta dal terreno, la senti liscia fino a dove non ci sono foglie .
Lo afferri con forza cercando di tirarla via dal terreno tirandolo via dal terreno ma ti scivola tra le mani e l’unica cosa che ottieni è aver strappato tutte le foglie che erano attaccate, ci riprovi mettendo più forza nella stretta e via…  finalmente si spezza alla base  e ti ritrovi in mano quello che potrebbe essere scambiato per il sottile ramo di una pianta.
Lo avvicini alla bocca per  sentirlo e scopri che dove c’era le foglie che sono state strappate ora rimane una piccola escrescenza, un nodo.


Dopo averlo avvolto con la lingua pregustando il piacere che quelle ruvidità ti avrebbero dato inizi a scendere portandolo sul seno che ormai è completamente scoperto, e inizi a far scorrere il ramoscello in tutta la sua lunghezza sulla punta del capezzolo, come fosse l’archetto e il tuo corpo il violino vibrante.
Ogni volta che uno dei piccoli nodi graffia il capezzolo ti trovi costretta ad emettere un gemito, ti mordi le labbra per restare in silenzio e godere delle sensazioni che provi, ogni volta che il rametto passa avanti e indietro sul seno spingi sempre di più piegandolo, strusciandolo con maggiore forza, cambiando la direzione, la velocità.
Ma lo hai spinto e piegato troppo ,  la punta del ramo scivola via dal senso andando a colpire il tuo ventre, trasformando l’archetto in una piccola frusta…
 
Sobbalzi per il lieve dolore inatteso, ma ti scopri a volerne ancora… quindi inizi far oscillare il ramo a che la punta sottile possa arrivare flettendosi a colpire la tua pelle, piccole sferzate ti arrivano addosso, ritmiche, pungenti.
Un piacere inatteso ti pervade, quelle sferzate sono come piccoli morsi che arrivano sulla pelle, inizia farle salire e dalla pancia arrivi sull’aureola del seno e li il piacere ti subissa.
 Ti inizi a colpire prima con la punta del rametto, poi scendi sempre di più verso la base, dove il legno è più duro e meno flessibile,
 scopri anche l’altro seno e inizi a bersagliare anche questo con dei colpi secchi.. più o meno leggeri.
Orami sui seni inizia ad intravedersi il rossore dei colpi ricevuti, che diventano sempre più tesi e forti, ogni colpo ormai traccia quasi immediatamente  un segno rosso sulla tua pelle e la tua mente vola a indicibili torture imposte da un immaginario carnefice.

La tua mente è ormai completamente soggiogata dal piacere quando i tuoi occhi vengono celati alla luce del sole, non ti rendi quasi conto della differenza per una frazione di secondo ma poi la tua pelle ti avverte che le carezze che il sole stava generosamente offrendo gli sono state negate, lentamente tenti di aprire gli occhi per capire che cosa sita succedendo intorno a te, davanti a te e per un attimo scorgi una sagoma scura che si staglia tra te e il sole.
Gli occhi leggermente aperti fanno fatica a riconoscere ciò che ti si para davanti ancora abituati alla forte luce che li colpiva ma sei completamente ubriaca di piacere e le tue mani che per un’stante si erano fermate ricominciano il loro lavoro schiave del demone che dentro ti possiede.

 Inizi cosi a delineare la figura che ti si staglia davanti, è indubbiamente un uomo, riesci a scorgere controluce la linea delle sue spalle, la rotondità dei muscoli che delineano le braccia, è in piedi davanti a te  e anche se non riesci ancora a vedere i suoi occhi con molta probabilità ti sta fissando.

Per un attimo il corpo si tende, l’eccitazione sale, è la realizzazione della tua fantasia sotto la doccia, non sai chi sia lo sconosciuto che ti si para davanti a nemmeno un metro di distanza, ma sei calda, eccitata fino all’inverosimile, con le gambe aperte, i seni esposti e rossi per i colpi che tu stessa gli hai inferto, le labbra  gonfie di desiderio e la figa, il cui desiderio cola letteralmente lungo le cosce  e che a contatto con le foglie secche che ti fanno da cuscino, è sporca di fango e foglie…
Gli occhi iniziano abituarsi alla luce e le palpebre , che prima erano socchiuse a mo di feritoia, iniziano ad aprirsi e l’immagine che hai davanti a definirsi.









 Un uomo lo è sicuramente, indossa una canottiera bianca che lascia completamente scoperte le spalle e le possenti braccia,  indossa un pantaloni mimetici in perfetto stile militare e  appoggiata a terra vicino alle sue gambe una grossa ascia da taglio, in un attimo realizzi che i colpi che ti hanno incuriosito durante tutto l’arco della giornata erano provocati da lui nel bosco, una barba  incolta delinea il suo viso e incornicia una bocca carnosa e perfetta,  i capelli sono cortissimi  e ti sorprendi  a perderti nei suoi occhi di un azzurro intenso,
continui a scrutarlo fisso  e lui fa lo stesso con te, mentre il tuo sguardo scende lungo la linea del suo ventre passando prima  per le spalle imperlate di sudore, arrivando giu, giu al suo sesso che spinge violentemente contro i pantaloni.

E’ lo spettacolo che stavi sognando e tu sei lo spettacolo che lui ha sempre sognato.

Senza scomporti continuando a fissarlo negli occhi molli il ramoscello e con un sinuoso colpo di reni ti sollevi prima sulle ginocchia per poi ricadere in avanti accovacciandoti sotto di lui facendo si che la sua gamba si infili in mezzo alle tue cosce, la abbracci stringendola a te  e premendo il tuo sesso contro la sua caviglia,
 ti perdi per un attimo abbandonando il suo sguardo che  continua a seguire i tuoi movimenti, quando scopri che sotto i pantaloni indossa degli anfibi e la sequenza sei suoi lacci urta contro il tuo sesso le cui labbra vengono graffiate dalla ruvidità dei suoi pantaloni,
il tuo seno preme contro la sua coscia e mentre continui a strofinarti contro di lui rialzi lo sguardo per cercare di ritrovare il suo.
Ti sta fissando ancora, i suoi occhi sono carichi di desiderio, di voglia e sorpresa, mentre dall’alto ti osserva abbracciata alla sua gamba, praticamente in ginocchio davanti a lui che usi il suo corpo come un perfetto strumento di piacere.
Il suo sguardo ti imprime una nuova voglia, non hai più bisogno di rami, tronchi o altro, hai un maschio davanti a te, sopra di te che ti osserva che ti desidera, che ti avrà.

Inizia  muoverti sempre più velocemente, sei ormai seduta sulle tue stesse ginocchia e il suo anfibio preme contro il tuo sesso fradicio,con le braccia ti tieni e premi sempre più forte contro il suo corpo, la testa reclinata indietro, il viso rivolto verso l’alto a carpire ogni sua espressione a cibarsi della sua eccitazione,
in un movimento che compi la tua faccia si ritrova a pochi millimetri dalla patta sei suoi pantaloni  e  non puoi sottrarti al desiderio di appoggiarci il viso  e iniziare ad accarezzarlo con le guance, la bocca che si apre per riuscire ad accogliere il rigonfiamento dei pantaloni, a morderlo per sentire la bocca piena del suo cazzo forte e teso.
Non resisti praticamente più, molli la presa della sua gamba  e spingendoti contro la sua scarpa con entrambe le mani ti lanci sulla sua cinta, i suoi pantaloni, il suo sesso, i movimenti sono frenetici, veloci,  scoordinati,
segue sempre i tuoi movimenti con lo sguardo, un leggero sorriso gli si disegna sul volto, una sorta di nullaosta a ciò che stai facendo e questo ti allevia il cuore, lo senti complice della istintiva e lucida follia che ti sta pervadendo e l’attimo di spazientimento che stavi vivendo per la difficoltà a togliergli la cinta scompare.
Finalmente ci riesci, afferri i due lembi della patta e li tiri uno lontano dall’altro facendo uscire tutti i bottoni dalle rispettive asole in un sol colpo,
il suo odore ti arriva dritta nel cervello.
La vista quasi ti si annebbia per l’eccitazione quando strattoni la sua biancheria intima e lo vedi svettare rigido davanti al tuo viso… finalmente il cazzo.




Duro, teso, forte, splendidamente lucido nella sua erezione, ti ci lanci contro strofinandoci il viso con forza a che il suo odore ti rimanga impresso sulla carne mentre le tue labbra ormai secche dal desiderio  tornano a bagnarsi della tua saliva che inizia a generarsi copiosa in attesa di riceverlo in bocca, nell’attesa di poterlo finalmente assaggiare, succhiare leccare nella sua assoluta durezza.
Lo afferri con un mano stringendolo forte, la sensazione di potere e di possesso che questo gesto ti suscita è indescrivibile, stai per portarlo alla bocca quando senti la sua mano che ti afferra i capelli ancora umidi.
Dapprima ti scosta leggermente poi ti rendi conto che sta semplicemente offrendoti tutto se stesso, l’altra sua mano lo prende dalla base avvolgendolo forte  insieme alla tua mano e te lo porta ad un millimetro dalle labbra.
Di getto la ampri ma quando ti accorgi di non riuscire ad arrivarci ancora tiri fuori la lingua per poterlo almeno leccare, non appena la punta è stata tutta ben leccata lamano che ti stringeva i capelli inizia lentamente a portarti verso di lui e la tua bocca ne è piena.

Lo ingoi voracemente, con passione e un gusto innato, vorresti fartelo arrivare fino in gola, farti riempire completamente passando dalla bocca. Ma ormai hai perso il controllo, il gioco che prima conducevi non ti appartiene più.

 Ti solleva con decisione tirandoti per i capelli, il tuo sguardo non riesce a staccarsi dalla sua verga tesa che vedi allontanarsi dalla tua bocca, sollevi la testa con lo sguardo lievemente interrogativo ma non hai il tempo di incontrare il suo viso, con un rapido movimento delle braccia ti strappa via di dosso la cinta dell’accappatoio mentre l’altra mano si insinua velocemente sotto di esso a raggiungere il tuo sesso grondante.
Hai uno spasmo quando le sue dita nodose si insinuano dentro di te aprendoti,
 un fremito ti pervade, una scossa violenta e le tue gambe iniziano a tremare sotto il peso stesso del tuo corpo,  hai il tuo primo orgasmo in quel preciso momento.
 Ti lasci andare nelle sue braccia ma che ti accolgono calde e forti, ti senti letteralmente sollevata da terra e in una frazione di secondo ti ritrovi girata con il sedere completamente scoperto, allunghi le mani in avanti cercando di sorreggerti a qualcosa  ma sei totalmente sollevata da terra, il tuo corpo è senza peso.
 Ti riabbassa con sicurezza facendo si che il tuo petto vada a poggiare su quel fusto di albero tagliato che è stato il tuo primo appoggio in quest’avventura nel bosco, il legno graffia inesorabilmente il tuoi capezzoli resi sensibili dalle scudisciate che ti sei inferta  e dall’eccitazione.
L’accappatoio che è ricaduto a coprirti viene definitivamente strappato via, appoggi entrambe le mani sul tronco per sorreggerti e perche sai che tra poco verrai montata, aperta…   sei ansimante, pronta a riceverlo e a sostenere i colpi che tra un attimo ti renderanno felice.
Vuoi sentire il suo ventre contro il tuo sedere, il suo cazzo che bollente apre le tue carni, vuoi sentirlo scivolare dentro e riempirti,
senti le sue dita tornare ad aprirti, a esplorare la tua figa, ti piacciono, sono dure, nodose, forti, le mani che hai sempre sognato appartenere all’uomo che dovrà prenderti.

Ma non ce la fai ormai più, nonostante l’orgasmo appena provato il desiderio di sentire il suo cazzo dentro di te è ormai ingestibile,giri per un’attimo la testa verso di lui a che capisca che lo desideri oltre ogni cosa, desideri essere riempita più di ogni altra cosa al mondo.






Mentre ti volti e lo vedi senti il suo rabbioso ruggito, con una mano ha afferrato il tuo fianco mentre l’altra arriva alla sua bocca e vedi un’abbondante fiotto di saliva colargli dalle  dita, non fai in tempo a realizzare cosa stia per accadere che immediatamente senti la punta del suo membro teso  appoggiarsi contro il tuo culo e un rigolo di calda saliva scendere tra le tue natiche,
vorresti dirgli di aspettare, di fare piano, di lasciarti il tempo per accoglierlo ma è troppo tardi, con un secco colpo di reni il suo cazzo sconquassa le tue viscere.
Un a sola frazione di secondo di dolore lancinante e poi il calore del suo ventre piatto contro le tue natiche ti fa dimenticare il dolore appena provato, ed è dentro di te tutto.
La mano che ha usato per bagnarsi ora scorre lungo la tua schiena tirandoti verso di lui, la sensazione di pienezza che provi in questo momento è indicibile, lo accogli, lo avvolgi, ti scopri a spingere il sedere verso di lui per sentirlo tutto, fino in fondo, dentro, mentre l’altra mano che ti afferrava per il fianco è scesa sotto la tua pancia e arrivata alla tua figa inizia ad accarezzarla e aprirla  con forza.
Riporti la testa in avanti abbandonandoti completamente, il tuo sedere inerme e aperto non oppone più resistenza lasciando che quel palo di carne scivoli liberamente dentro di te.
Senti forti i colpi dei suoi reni e i suoi ruggiti ogni volta che affonda la sua verga dura nelle tue carni, ti sorprendi a incitarlo a volerlo ancora più forte a volerlo sempre più dentro.

“ ti prego, ti prego  fammelo sentire tutto, lo voglio tutto dentro, tuttoo” urli;  a quelle parole i colpi si fanno più violenti, più profondi più decisi…
Ormai il viso è appoggiato contro il tronco, i seni dondolano strisciando i capezzoli contro la corteccia ruvida, ormai quasi sanguinano ma non provi alcun dolore, solo un infinito calore che sta di nuovo germogliando nel tuo ventre.
La bocca leggermente aperta lascia scivolare fuori gemiti e sospiro oltre ad un rigolo di saliva che scende sul lato delle labbra, sei bellissima,  hai perso ormai ogni pudore, ogni morale,ti senti una cagna troppo a lungo segregata durante il calore che finalmente può dare sfogo a tutta la sua bestialità.

Le sue dita sono ormai nella tua figa aperta, piena anch’essa del tuo maschio, non rimpiangi il suo cazzo che sta scivolando nel tuo culo aprendolo e riempiendolo, sei piena ovunque, vorresti non finisse mai… mai.

“spaccamelo, spaccamelo ti prego, non ti fermare, spaccamii” urli perdendo completamente il controllo,  e in questo delirio di sensi non ti accorgi di nulla…


Non ti accorgi che non siete più soli, le tue urla hanno incuriosito il tuo vicino che è tornato a casa e che da qualche minuto non molto distante da voi segue l’evolversi della scena. Si avvicina a tua insaputa e complice di colui che sta inculandoti con forza, si tir fuori il cazzo e te lo passa su una guancia  e sulle labbra a raccogliere quel rigolo di saliva che continua a colare dalla tua bocca.

 Non ti sollevi nemmeno per sapere chi sia, non ti interessa,   quando apri gli occhi e vedi la punta del suo cazzo teso  e duro pararsi di fronte al tuo viso. Apri immediatamente la bocca per accoglierlo, per succhiarlo con gusto.







Le tue labbra scorrono calde e morbide sulla sua verga fino in gola, mentre l’altro che sta dietro di te ricomincia a riempirti il culo e la figa.
Non ti domandi cosa stia succedendo, non sai più dove sei, cosa stai facendo, chi sei…

 Sei solo una femmina che sta godendo di tutti i maschi che la sorte gli ha messo a disposizione in quel momento,
succhi, lecchi, pompi con forza il palo che ti sta riempiendo la bocca e lasci che altre verghe e dita riempiano il resto di te.

Ora sei veramente e completamente piena, nessun’altra azione che compirai nella tua vita potrà mai darti questa sensazione.
 Allunghi le mani in avanti e afferri il sedere dell’uomo che stai succhiando per spingerlo ancora più dentro, per dargli tu il tempo di quel sontuoso pompino che gli stai facendo.

E’ ormai l’estasi, senti distintamente i cazzi che ti stanno riempiendo pulsare bollenti per il sopraggiungere del piacere, anche il tuo sta per arrivare  spinto dall’idea di riuscire a esplodere all’unisono, all’idea di quei fiotti di piacere liquido che riempiranno tutto il tuo essere…

 E avviene finalmente…

Il tuo boscaiolo lancia un urlo che poso ha di umano mentre lascia la tua figa e afferra con forza i tuoi fianchi per  tirarti a lui e restandoti dentro ti inonda di lava bollente, senti distintamente ogni getto nelle tue viscere, ogni pulsazione della sua verga gonfiarsi dentro ti te, ma nel tirarti a lui ti stacca dal tuo vicino che proprio in quel momento schizza copiosi getti di piacere sul tuo viso, apri la bocca nel tentativo di raccoglierli tutti ma è impossibile, troppo violenti, troppo abbondanti e troppo il piacere di sentirti schizzare in faccia.

 Anche tu vieni insieme a loro, i loro piaceri  e i loro grugniti sono l’ultima spinta verso il tuo orgasmo definitivo, violento, celestiale e dannato.


Il buio,
 senti che nulla potrà essere più luminoso di quello che hai provato e toccato in quella frazione di secondo durata un’era e già passata.. non hai più foze, non hai più corpo, non sei più nulla dim materiale…energia pura, piacere puro, una scossa, una vibrazione che si spande e si perde nell’universo fino a raggiungerne i confini.

Non sai quanto tempo è passato da quell’attimo a quando ti risvegli nel tuo letto, coperta da fresche lenzuola e la tua gatta nera che ti dorme  a fianco… mentre ti scrolli di dosso il sonno che ovatta i tuoi pensieri si fa strada il dubbio che possa essere stato solo un sogno, un bellissimo, inebriante, violento sogno..
fai per tirarti su e appoggi le mani sul letto per guardarti intorno e riordinare il caos di idee e ipotesi che vorticano in testa,  urti qualcosa con le dita, nascosta sotto le lenzuola la tuo fianco….

… e ti ritrovi in mano quello che potrebbe essere scambiato per il sottile ramo di una pianta.


il bosco (2a parte)

Il bosco 2

Il sole splende ancora caldissimo in alto ma i tuoi pensieri si sono ormai sciolti per effetto di una semplice carezza, ti riprendi dal torpore scoprendoti completamente bagnata di sudore e piacere, gli occhi fanno fatica ad abituarsi nuovamente alla luce del sole e tutto intorno a te sembra colorarsi di un leggero blu, nelle orecchie risuona ancora il canto delle cicale che nascoste tutt’intorno riescono a rendere ancora più calda l’aria. Recuperate le forze tenti a piu riprese di alzarti dalla sdraio su cui eri seduta, quando finalmente ci riesci barcollando un poco ti avvii in casa, pensi al caldo, al tocco di quelle mani, alle sensazioni contrastanti che quei pensieri ti hanno suscitato, non ti rendi ancora bene conto se è stata la prolungata permanenza sotto il sole o i sogni appena fatti a tenerti in quello stato di semi confusionale, fatto sta che ora sei arrivata in casa, qui veramente i tuoi occhi fanno fatica a scorgere oggetti e ostacoli, afferri una bottiglia d’acqua appoggiata sul tavolo e la bevi avidamente mentre qualche goccia ti cade sulla pelle ….. la sensazione è piacevole e qui ti viene l’idea che solo una bella doccia potrebbe scuoterti dal torpore che ti avvolge. Lasci l’asciugamano sul letto mentre ti avvii velocemente verso la doccia, pregustando la pioggia fresca che a breve ti darà sollievo, gli indumenti cadono uno la volta sul pavimento tracciano un percorso chiaro su quello che si celerà alla fine.
Apri l’acqua e la lasci scorrere mentre apri la persiana della finestra che è parte integrante del box doccia, infatti la doccia è stata ricavata da un angolo del bagno in corrispondenza di una finestra i cui vetri sono stati opportunamente opacizzati.

La temperatura dell’acqua raggiunge velocemente la perfezione e ti lanci sotto quella tenda d’acqua, il brivido è intenso, dolcissimo, è leggermente più fredda di quello che pensavi ma poco importa, sembra quasi che la tua pelle frigga al contatto con l’acqua come se il tuo corpo tutto fosse una spada alla forgia. Sollevi il viso a che l’acqua ti arrivi dritta sul faccia, apri la bocca ne bevi un poco mentre le tue mani iniziano a scorre sulla pelle, ancora calda, ancora sensibile al tocco.
Ti passi le dita tra i capelli per scostarli dalla faccia godendoti quei lunghi secondi di refrigerio, la piacevolissima sensazione che lentamente torna a farsi sentire, il pensiero di quelle mani, i corpi caldi contro il tuo che inizia a raffreddarsi la dolce carezza dell’acqua che scorrendoti addosso inizia a mescolarsi con il piacere liquido che torna a sgorgare dal tuo corpo, tra le tue gambe.
“Qui nessuno dovrebbe arrivare a disturbarmi”pensi in una frazione di secondo lo stesso lasso di tempo che separa la tua schiena bagnata dalla parete della doccia, ti ci appoggi contro facendo si che il getto d’acqua della doccia bagni il tuo ventre e le cosce. Provi a ricercare nella tua mente le immagini che fino a pochi minuti prima sconvolgevano i tuoi pensieri e i sensi tutti…. e le trovi… arrivano tutte insieme, con forza, come una valanga e con loro il fremito, il piacere, l’eccitazione che ti prende dentro… entrambe le mani appoggiate sulla pancia iniziano a muoversi lentamente, prima in maniera simmetrica poi ognuna per la sua strada, la destra ti scivola tra le gambe bagnate, ti carezzi le cosce e i fianchi , alternando il tocco dei polpastrelli allo sfiorare delle unghie… è bello sentire quelle carezze, è bello sentire il crescendo del piacere.. la mano si muove lentamente passando sul ventre per arrivare all’altra gamba percorrendo un immaginario confine che ti tiene lontana dal tuo sesso caldo e bagnato. L’altra mano sale, sale percorrendo il solco in mezzo ai tuoi seni, lentamente fino al collo e da li di scende verso il basso fino all’ombelico, per poi risalire di nuovo, lenta e leggera. Allarghi le dita prima di discendere nuovamente , il tocco si fa ancora più leggero e le dita aiutate dall’acqua che rende la pelle ancora più liscia iniziano a dar vita ad una carezza che tocca tutto il seno riempiendoti la mano, questa carezza ti d’ha l’esatta dimensione del tuo splendido seno; apri gli occhi per guardarti per guardare quella mano che quasi esita ad afferrare con forza tua la rotondità, dimentichi per un attimo che quella sia la tua mano e immagini sia di un uomo, la forte mano di un uomo che sta per afferrarti il seno con passione, carezzandolo, stringendolo, strazziandolo, cercando voracemente con le dita il tuo capezzolo teso.
 Lo fai, afferri il tuo senso con forza, quasi con rabbia, la sensazione che ti arriva come una frustata nel cervello, violenta, profonda, ti pervade, la testa si inclina un poco appoggiandosi al muro e gli occhi tornano a chiudersi. Le immagini si susseguono, i muscoli, le fiamme, la pressione dei corpi contro il tuo, le tue cosce che si aprono da sole per invitarli a prenderti, a riempiti, le forti carezze, la pressione dei loro cazzi tesi contro le tua pelle, nelle tue mani, in mezzo ai tuoi seni, contro il tuo sedere, contro le cosce, sulle tue guance, bollenti e duri che scivolano sulle tue labbra, sulle guance, contro la faccia che risponde facendogli le fusa come un gatto.
L’altra tua mano esita ancora intorno al tuo pube gonfio, senti che l’eccitazione e il piacere potrebbero non aver mai fine e l’arrivare con le dita in mezzo al tuo sesso pulsante ti spingerebbe troppo velocemente verso l’oblio che si spande oltre l’apice del godimento, cosi tentenna,la circonda, la sfiora senza mai toccarla veramente. Il palmo dell’altra mano che si apre e si chiude ritmicamente per sentire ogni volta la sensazione di essere afferrata, di essere stretta. Sai di essere sola, che nessuno può disturbarti, sentirti, la mente si abbandona sempre più al piacere e la voce si fa calda e vibrante mentre inizi a gemere sommessamente.
 Un grido ti esce quando le unghie incontrano sulla loro strada il capezzolo urtandolo, graffiandolo un poco.
Quale spettacolo grandioso si parerebbe di fronte a che aprisse ora la doccia, appoggiata alla parete, le gambe leggermente piegate a sorreggerti e le cosce aperte sotto il getto dell’acqua, una mano che strazia il capezzolo pizzicandolo e tirandolo e l’altra che scivola tra le cosce sfiorando impercettibilmente le labbra della tua figa ormai gonfia e pulsante.
Che spettacolo grandioso saresti da guardare in silenzio con la testa reclinata, gli occhi chiusi, il respiro affannato, un turbine di immagini che ti roteano nella mente , ascoltare i tuoi gemiti, il tuo piacere crescere violento e magari farsi pervadere dal piacere che questa visione genera, farsi travolgere guardandoti. E’ in questo momento che la tua attenzione viene per un milionesimo di secondo deviata, per un attimo il caldo flusso di piacere si interrompe, una variazione della luce, un movimento fuori dalla finestra…
Gli occhi si aprono e vedi qualcuno passare davanti alla finestra, riconosci la sagoma attraverso il vetro satinato, è il nostro vicino che armeggia sulla sua macchina che è parcheggiata li di fronte. Sai che non ti può vedere, sai che il vetro come quello impedisce a chiunque di guardare dentro, cosa accade oltre quella parete semi trasparente e la mente si rilassa, è durato solo una frazione di secondo, solo un attimo, sei ancora li, calda, affannata, eccitata… ma un nuovo pensiero inizia a farsi strada , quell’attimo ha spazzato via le mani, le fiamme i cazzi tesi che ti scivolano sulla pelle inesorabilmente, spingendo e premendoti contro.
La certezza che ci sia qualcuno a pochi centimetri da te ma che non possa comunque vederti a meno che non sia tu stessa a volerlo, ti rilassa e ti da sicurezza. Se tu a decidere, sei tu che puoi donare quello spettacolo a chi preferisci e questo sembra essere un caldo pensiero. Le mani che in questi attimi non hanno fermato la loro lenta e calda corsa continuano nel loro scivolare, strizzare, tirare, ormai le tue unghie stringono il capezzolo come un morso, come se fossero denti di un’ipotetica bocca che ti bacia, ti lecca… ti morde.

 L’idea di uno sconosciuto fuori dalla finestra ti eccita, l’idea di toccarti, aprirti, straziarti i seni cosi vicino ad un uomo inconsapevole ora ti travolge. L’idea di dare spettacolo, di essere il centro di un torbido spettacolo, il sentire gli ipotetici sguardi agognanti sulla tua pelle, i cazzi crescere nei pantaloni duri e tesi per la sensualità che emani ti fa rabbrividire. Istintivamente la tua mano ora entra tra le pieghe del tuo sesso, senti il tuo dito scorrerci in mezzo, l’immenso piacere che attraversa il tuo corpo, la sensazione di sentirti finalmente toccata dove hai desiderato con forza.
Gli occhi sono aperti, stai guardandolo muoversi fuori dalla finestra e aggirarsi indaffarato e inconsapevole di ciò che si sta consumando li vicino, e tu ti dai… ti doni con forza, doni al tuo ipotetico spettatore lo spettacolo più bello che possa mai immaginare, con le gambe sempre più oscenamente aperte guardi fuori dalla finestra mentre la tua mano solca con forza la tua figa ormai fradicia. Il movimento è ritmico, quasi meccanico, un piacere perverso torna a farsi sentire, quello che avverti attraverso il tuo stesso tocco è ben poca cosa rispetto a quello che scaturisce dall’idea di farglielo vedere.
Ti accarezzi oscenamente e con lo sguardo fisso sulla finestra, gli stai mostrando la tua figa aperta, grondante, gli stai mostrando la tua mano che ci scorre in mezzo, lo stai invitando con la lingua, con lo sguardo da puttana quale sei, leccandoti e labbra muovendo la lingua fuori dalla bocca .

 Punti la schiena contro la parete e spingi ancora più avanti il ventre, più verso la finestra, nell’atto di avvicinargliela, mostrargliela gonfia e bagnata, donargliela aperta e disponibile. Ti infili con forza prima uno e poi due dita dentro, riempiendoti con forza, ormai le unghie sui capezzoli non sembrano bastarti più, vorresti dei denti, una bocca da poter usare, chiedendole di stringere, di mordere, di tirare con forza o con delicatezza cosi da alternare le sensazioni.
Lo immagini prigioniero dietro quella parete di cristallo e tu di qua a mostrarti in tutta la tua calda femminilità, in tutto il tuo essere femmina, vogliosa e puttana. Vorresti infilarti tutte le dita dentro pur di sentirti presa e riempita, afferrata e penetrata, ormai i tuoi gemiti sono quasi ruggiti, le dita che ti sei infilata dentro iniziano a muoversi, aprendosi e chiudendosi per darti una maggiore sensazione di pienezza, senti distintamente la tua figa colare piacere lungo le cosce, sei infinitamente più calda dell’acqua che continua a scorrerti addosso.
Un capezzolo è ormai preda delle tue unghie che lo tengono e lo graffiano, dei tuoi polpastrelli che lo costringono a torsioni e pizzichi, passi velocemente da una capezzolo all’altro ma carezzarne uno significa anche non provare piacere per tutto quello che si potrebbe fare all’altro, quindi afferri la doccetta e facendo prima schizzare l’acqua sui seni, scendi lentamente fino a raggiungere la figa. Il getto d’acqua contro le labbra della tua figa gonfia ti fa sobbalzare, è dolce, è piacevole è imprevedibile.
Stringi le cosce intorno alla doccetta per sentirla meglio, ritmicamente, sentire qualcosa di duro tra le gambe ti inebria , strigi sempre di più mantenendo il getto dal basso verso l’alto che punti diretto sulle labbra del tuo sesso. I getti d’acqua riescono ad aprirti e far arrivare le carezze dell’acqua in fondo….in fondo. Con le cosce chiuse riesci a tenere il getto d’acqua fisso nella tua figa e la mano che teneva la doccetto ora può salire velocemente andando a pizzicare con forza l’altro tuo capezzolo rimasto orfano delle unghie e delle dita che tanto lo hanno straziato.
Ti inarchi, ti tendi, senti il tocco delle piastrelle contro le tue natiche, il getto d’acqua riempirti la figa,entrambe le mani stringere e palpare i seni gonfi, tondi sormontati dai capezzoli che sembrano volersi staccare dalla carne stessa.
Torni a guardare il tuo ignaro spettatore, senti lo spettacolo che gli stai mostrando, il tuo corpo fremente, vorresti urlargli    “scopami… scopami ora…”   ma resci solo ad aprire un po di più la bocca, ad aprire le labbra come se dovessi ricevere in bocca il più teso e duro dei cazzi, sognando di succhiarlo avidamente.
Eccolo, orami sta arrivando, violento vibrante , lo senti che dal profondo del tuo ventre e dall’angolo più remoto della tua mente sta per esplodere il tuo piacere, perdi completamente la cognizione dello spazio e l’equilibrio dovendo tenere strette le cosce attorno al getto d’acqua, ti sbilanci in avanti e vai a finire con la faccia e i seni contro il vetro della finestra mentre il piacere esplode violento, le mani premute tra il tuo seno e i vetri continuano a stringere i capezzoli fino quasi a farli sanguinare, la tua lingua nell’estasi lecca il vetro come se fosse il ventre muscoloso e caldo dell’amante che ti sta riempiendo. Tremi, ti contorci, ma continui a toccarti per prolungare il più possibile questo inafferrabile attimo.

Il tuo urlo è liberatorio, inarrestabile, prolungato…

Nello spasmo le tue cosce si aprono lasciando cadere a terra la doccetta, ma le tue mani continuano a rimanere salde sui tuoi seni a trattenere il piacere, la tua schiena inarcata viene mette in mostra il tuo splendido culo, i capelli fradici e disordinati ti coprono parzialmente la faccia che resta premuta contro il vetro.
Ti riprendi lentamente, molto lentamente, forse troppo.. la doccetta caduta ha praticamente allagato il bagno, ti affretti a recuperarla rendendoti conto che ormai non puoi fare nulla, tutto il bagno e parte della camera da letto è stata raggiunta da un consistente strato d’acqua e….

Realizzi cos’hai fatto, ricordi quali sono stati gli ultimi gesti del tuo piacere…il tuo viso e i seni premuti contro il vetro.. il tuo urlo.. Un’attimo di imbarazzo ti coglie mescolato al ricordo dell’ultima fantasia, del pensiero di essere guardata, desiderata… un’impercettibile sorriso si disegna sulla tua bocca…

 “speriamo sia andato al lavoro… se no.. …..

buon per lui…”